mercoledì 6 maggio 2009

pare che la famiglia del mulino bianco non esista: tutti presi per il culo (no: non ci sono né veroniche né noemi, è un'altra storia, seria)

"Grossa e profonda solitudine. Nemmeno in questa occasione la famiglia è vicina".

Ricevo un sms così da quest'amica qui che conosco dalla prima elementare, che abita in un'altra città, che è incinta, che sarà una mamma single.
Una persona normale avrebbe preso il telefono e l'avrebbe chiamata immantinentemente, ma in quanto anormale e odiando i contatti telefonici, io ci ho pensato un minuto o due. Mi salva l'empatia, allora mi sono messa nei suoi panni, e ho pensato a ciò che lei necessitava in quel momento, non a ciò che io avrei voluto fare (per completezza d'informazione, mandarle sms consolatorio e guardarmi una puntata di Lie to Me). E quindi l'ho chiamata.

Quando eravamo bambine io la invidiavo molto. C'era molta libertà nella sua famiglia. Lei non aveva orari, non veniva menata per brutti voti a scuola, non veniva sgridata perché la sua camera era un casino, nessuno le metteva a posto la sua camera, nessuno le leggeva diari o cose così. Cioè, l'esatto opposto di quanto accadeva in casa mia. Tranne che per gli orari di rientro la sera, devo ammettere: a diciottanni compiuti, quando con gli amici si è cominciato a uscire, mia madre mi chiedeva "A che ora pensi di tornare?", e si beccava il "Boh" di rito. 

[interruzione pubblicitaria del Dr. Divago: ora che ci penso questa cosa qui è strana. mia madre è ossessionata dagli orari, è sempre in anticipo di un quarto d'ora per tutto, ma peggio quando sei tu ad avere un impegno, ché se riesce a sapere l'orario inizia a dirti: "Allora, se devi farti due chilometri a piedi, dovrai uscire circa un'ora e mezzo {mezzo o mezza?} prima", e se provi a rispondere che a te basta una mezz'ora per stare larga, vuole contrattare: "Almeno un'ora, dai!". Non so per quale grazia ricevuta, non è mai stata in ansia per le uscite serali mie o di mia sorella. Tranne quell'unica volta che, avendo io passato ore a parlare proprio con la succitata futura madre, tornai alle sette del mattino, lei era alzata, litigammo di brutto, non ci parlammo per 21 giorni precisi]

Oggi l'amica incinta mi scrive questa cosa qui e io le ricordo come da piccole o adolescenti, la sua famiglia era la mia personale versione della famiglia del mulino bianco. Di certo ai tempi lei non invidiava la mia, più formale, più regolare, più limitante. 
Però.
Poi le bimbe diventano adulte e una sente d'essere stata molto amata (meno di sua sorella, ma accontentiamoci) e di essere molto amata (ora, forse, più di mia sorella, sclero meno), l'altra invece percepisce un vuoto affettivo. Lamenta della sua infanzia bislacca, le scappatelle del padre (gran figo, by the way), i tradimenti, forse vendicativi, della madre, l'essere lasciata spesso col fratello minore a casa da sola durante le feste. Quando si è ragazzini tutto appare sotto una luce diversa, godere di una quasi infinita libertà è un sogno, è quando diventi adulto che è un casino.

Perché ti aspetti che le persone della tua famiglia vengano a darti una mano, a te balenottero, incinta di quasi otto mesi, da sola in una casa isolata con bestie ovunque e un ex-marito - che non è il padre del pargolo e che è ex da parecchio - al piano di sotto, però spesso lontano, aspetti, aspetti, ma poi nada, e allora chiedi. E forse non sei tanto abituata a chiedere aiuto, allora ti viene fuori male, con un tono perentorio per il quale vieni mollata al tuo destino (questa del tono perentorio è una mia supposizione, ma conosco il mio pollo).
E fai i confronti con le famiglie "normali".

Allora passo in rassegna le famiglie che per lei sono un modello. E trovo bachi ovunque. La mia ha avuto il baco della morte prematura di mio padre e del dominio assoluto di mia madre, che di nascosto ficcava il naso ovunque ed era severa a suon di ceffoni, soprattutto con me, rinomata asina. Quella dell'amica Cip, con un padre che trombava in giro e una madre che è diventata una depressa psicosomatica, che hanno cresciuto due figli piuttosto egoisti e con poca generosità. Quella dell'amica Ciop, con un padre nervoso e ansioso e una madre che, ancora adesso, deve gettare addosso alla figlia qualche palata di merda al mese, per vivere felice.
Solo per passare in rassegna tre famiglie che entrambe conosciamo bene. Ma avrei potuto andare avanti due ore.

Amica della prima elementare, non importa. Non importa più.
Se non ci saranno tuo padre e tuo fratello e le tue zie, ci saranno gli amici. Non sarà la stessa cosa, lo so, ma è già molto. L'importante è che tu non ripeta lo schema: che tu sappia dare regole e limiti e binari entro i quali tuo figlio dovrà crescere. Piangerà, batterà i piedi per terra, ti maledirà, e per te sarà durissima, ma minchia: almeno si sentirà amato.

4 commenti:

Fragola ha detto...

no, decisamente non esiste ... Forse un aspetto fondamentale è arrivare ad un certo punto a decidere che siamo adulti e che non possiamo portarci dietro in eterno la scusa di come ci hanno danneggiato le nostre famiglie ... Ma anche il contrario: accettare che le nostre famiglie sono il prodotto danneggiato di altre famiglie imperfette ... cosa potevamo pretendere?

yashanti il blog di una donna del sud ha detto...

eh minchia si! io me le ricordo ancora amorevolmente le mazzate di papà! dico seriamente eh!
brava bell'intervento questo!

Shenkerla ha detto...

oh mi sono commossa!
Per la tua amica probabilmente avere questo bimbo da sola sarà oltre che un massacro, una bella overdose di affettività! Le auguro davvero buona fortuna.

Fragola ha taaaaanto ragione.

Pappina ha detto...

[ero così indietro con i commenti?!]

@fragola: non so Fragola, non è così semplice, temo. soprattutto chi proviene da famiglie danneggiate e dannose, fa un mare di fatica a costruirsi come adulto senza vecchi retaggi.

@yashanti: grazie!

@shenk: si, spero solo non abbia depressione post-partum o queste cose così. è che prima l'obiettivo era portare a termine la gravidanza, e ora che siamo quasi al traguardo inizia a vedere le centomila difficoltà di essere mamma single. e io e altri amici siamo lontani, ed è un casino.