domenica 12 luglio 2009

per un po' di ragioni diverse, che tuttavia vogliono stupidamente affermare la loro eterosessualità

Per le rotture di coglioni lavorative.
Per l'auto "ideale" per me che ex-fidanza vuol farmi comprare.
Per il paradosso che a mia sorella le ho detto che era mostruosa.
Per il fatto che lei in settimana ritirerà l'auto che vorrei io.
Per il fatto che è ex-fidanza a scegliermi sempre l'auto.
Per l'amarezza di questi giorni.
Per la mia zietta che non riesco più a contattare.
Per le discussioni fatte.
Per Harper's Island che mi fa venire l'ansia.
Per il Tato che è partito per le vacanze trimestrali.
Per il mio colorito verde.

Per questo e altro ancora vorrei trovarmi lì, dove c'è la freccia gialla.
Con A una e due, ché le suocere non mi permetterebbero di cazzeggiare all'aperitivo con Fefé fino alle dieci di sera.

martedì 7 luglio 2009

storia di una furbacchiona che non ha nuotato

Mi sveglio prima della sveglia, c'è troppo casino.

[ero a metà del mio post e non so con quale mossa mi si è polverizzato, a parte la prima frase, prima o poi imparerò a scrivere su notepad, forse, nel frattempo vaffanculo]

Alberi fruscianti, vento che fa sbattere le tapparelle, pioggia stile jungla.
Il cortile sembra un ottimo posto dove allenarsi per i 50 rana.
Sposto la sveglia dall'orario consueto a un'ora dopo.
Mi alzo, mi lavo, mi vesto precisa, faccio colazione, mi lavo i denti, ma poi, anziché infilare la porta di casa, prendo il portatile dell'ufficio (che uso come fermaporta per la porta-finestra) e mentre lo accendo, serena, telefono a un sopravvissuto dell'inondazione per dirgli: "Oggi lavoro da casa", tanto è lo stesso.

A parte sentire Linus e Nicola Savino dire le loro castronerie.
A parte fare pausa caffé con un caffé vero.
A parte pranzare con cibi non completamente plastificati o stracotti.

Eppure.
Mi manca il contatto umano.
Ho produttivamente lavorato, molto più di ciò che faccio in ufficio, e se i miei capi lo scoprono mi cambiano la serratura. Di casa. In ufficio ho tutta una serie di relazioni lavorative-personali, ché io non so ben distinguere tra lavoro e vita personale, è tutto miscelato, che mi distraggono.
Se sono di pessimo umore allora no, rendo molto, ma se l'umore è decente è finita.

Ciò non significa che io sia una che si gratta la panza. All'inizio un mio collega mi diceva: "Non devi rispondere subito alle richieste più svariate, se no i colleghi, gli utenti o i clienti si abituano male!". Direi che sono piuttosto operosa, ma a casa le mie prestazioni migliorano, ho solo le belve a cui badare (stamani una delle tre ha vomitato ai piedi del mio letto, è indescrivibile la gioia che si prova nel risvegliarsi con l'odore di vomito di una belva), la radio che mi distrae un po' e stop.

Cielo.
Che noia.
Domani anche telelavorerò, altrimenti non riuscirei ad andare al concerto per il quale l'amica dai capelli rossi sembra un'invasata. Ne ho un sano terrore.

giovedì 2 luglio 2009

un angelo piccino picciò

E' morto un bambino.
Un bambino di sei anni, con ancora i denti da latte.
Un bambino che aveva già sofferto, anche se forse i suoi genitori avevano molto più sofferto rispetto a lui. A lui bastava una cosa nuova, un sorriso, un saluto, ed era contento.
Questo bambino non sarebbe dovuto morire, non ora, non così, invece è successo.
E chi come me lo conosceva, seppure poco, è rimasto di sasso nel sapere la pessima notizia.

In questi giorni, quando ancora i ricordi delle morti de L'Aquila non sono svaniti, Viareggio ci ha riportato a storie di vite distrutte, specialmente quelle dei bambini, deceduti in ospedale per le ustioni. E sono notizie che fanno male.
Ma non può fare così male come la morte di un bambino che conosci. O forse sono io ad avere un distacco da morti che non riguardano il mio piccolo mondo.
Poi mi chiedono perché sono atea.
Come faccio a credere in un dio così crudele che permette a un essere umano di sfiorare questa terra per pochi anni? Lasciandosi dietro dolori incontenibili?

Da piccola credevo nell'angelo custode e dormivo in una sola metà del letto per lasciargli lo spazio per riposare.
Voglio crederci anche stasera e vorrei che qualche altro bambino della sua stessa età facesse un po' di spazio al nuovo, piccolo angelo.

martedì 30 giugno 2009

semplice coincidenza o messaggio subliminale, chi può dirlo

Non ci volevo credere, quando l'ho letto.
Secondo me è il solito gruppetto di comunisti di Sesto San Giovanni.

[che nessuno si faccia illusioni, continuerò a lavorare per voi, facendo finta di divertirmi e di fare i cazzi miei, ingrati]


domenica 28 giugno 2009

se telefonando

Mi chiama la mia migliore amica. Sono certa sia lei, sono le dieci e passa di sera.
Faccio andare la segreteria.
Perché?
Impegnata su un sito a cercare nei dettagli le caratteristiche di un aggeggio che avrei voglia di comprare (ora che mi auto-convinco, l'aggeggio andrà fuori produzione. Ne uscirà un altro simile che però mi piacerà meno. Ora che mi sarò abituata all'estetica, ne studierò le caratteristiche per mesi, scaricando ogni brochure possibile. Quando mi auto-convincerò, l'aggeggio sarà andato fuori produzione, e così in loop). La solita spesa inutile per cui una si fa un discreto quantitativo di seghe mentali, ma questo era ovvio aggiungerlo.

Penso a quale trauma debba aver subito per schifare così il telefono.
Così cerco la peggior telefonata, la miglior telefonata, la più emozionante telefonata, nella piena coscienza che il mio essere positiva (agli oppiacei talvolta, ma non solo) probabilmente ha cancellato episodi peggiori di quello descritto. Non quelli migliori.

Peggiore.
Primo fidanzato. Primo in tutto. Vacanze estive, lui parte con un amico, io sarei partita da lì a un paio di settimane. Poi, a metà agosto, saremmo andati insieme in Provenza.
Già avevo sentito che dopo otto mesi di relazione tirava una brutta aria, ma speravo fosse la stanchezza di "fine anno". Quando parte, attendo che mi chiami (lui molto diverso da me, lui chiamava), ma attendo e non succede. Dopo una settimana sono triste come un muflone e nervosa moltissimo. Quindi mi metto a pulire la cucina.
E' una sindrome tutta femminile. Le femmine nervose puliscono, stirano, mettono in ordine. I maschi nervosi escono con gli amici e si ubriacano. Le femmine non possono, vengono prese dalla ciucca triste.
Sono in alto, arrampicata su una scala, che pulisco il tetto dei pensili alti [leggasi: massima disperazione], suona il telefono. Scendo in picchiata, rispondo, è lui. Freddo come il gelato che rimane 4 settimane nel congelatore. Telefonata imbarazzata, cerco una spiegazione al perché non si sia fatto sentire ma non ce n'è alcuna. Triste. Gli metterò le corna un mesetto più tardi, la Provenza non la vidi mai.

Migliore.
Guido la mia rossa vettura, e intanto penso a una persona che amo molto. Arrivo vicino casa, voglio scrivergli un messaggino, ma non so cosa scrivergli, non voglio quelle cose melense tipo: "Ti penso tanto" o cose così.
Mentre elaboro e spengo il motore, squilla il cellulare, ed è lui.
"Ma ciao!", gli dico.
"Ma ciao!" mi dice. Aggiunge: "E' mezz'ora che sto pensando a una scusa per telefonarti, lo so che non ti piacciono le telefonate, ma non ne ho. Avevo solo voglia di sentire la tua voce".
Nell'abitacolo della macchina si forma una pozza multicolor di liquido provocato dallo scioglimento della sottoscritta.

Emozionante.
Mi chiama uno che, dopo la chiusura con il primo fidanzato, mi aveva chiesto di uscire. Io lo avevo corteggiato per anni (non continuativi), ma ero ancora innamorata dello stronzetto che mi aveva detto: "Non ti amo più". Quindi, no, grazie, vorrei ma non posso.
Temo che telefonandomi stia tornando all'attacco, dopo due o tre mesi, invece è tutto rilassato e sereno, e scherziamo molto e ridiamo molto, e stiamo al telefono una buona mezz'ora.
Dopodiché gli dico: "Beh, ora ti saluto che devo andare a...".
"Aspetta, fermati", mi interrompe. "Vuoi uscire con me? Sappi che è l'ultima volta che te lo chiedo, poi basta, ci metto una pietra sopra". Il tono è marziale.
Il mio cuore batte a mille miliardi di battiti al secondo. "Va bene", gli rispondo.
Lui zitto qualche secondo. "Andiamo al cinema sabato sera?", mi chiede.
Andammo, era in ritardo, il film era già cominciato, mi prese per mano perché entrammo col buio, dopo un po' mi baciò, io ero molto emozionata, anche lui. Tornai a casa e scoppiai a piangere. Sentivo il mio cuore altrove. Era solo una sensazione.
Fu lì che iniziò la relazione più lunga mai avuta.
[chiamasi "ex-fidanza"]

giovedì 25 giugno 2009

manolesta manodivelluto

Oggi il mio amico pseudo-stilista è venuto a pranzo da me e, mentre stavo per rientrare in ufficio, mi ha fatto una carezza sulla schiena.
Cazzo, mi ha slacciato il reggiseno e non me ne sono accorta.
Lo stronzo.
E' la seconda volta che mi gabba.

Allora, quando ho realizzato, ho provato a riallacciarlo (infilandomi nell'armadio della cancelleria) ma non ci riuscivo mica con la polo figa (troppo stretta, regalo già visto su queste pagine) perché questo cazzo di reggiseno ha un'allacciatura bastarda.
E non potevo neppure andare in bagno per togliermi maglietta e riagganciarlo, perché c'ero solo io in ufficio.

Poi, nel frattempo, il reggiseno era arrivato ad altezza collo e mi vergognavo un casino e stavo tutta appiccicata alla scrivania per non farmi vedere.
Aspettavo che rientrasse la segretaria, ma lei mi chiama e mi dice che rientrerà un'oretta più tardi a causa di una commissione urgente. Ma porca troia.

Poi è arrivato un mio collega di un altro ufficio a lamentarsi un po' e, dopo aver pazientemente asoltato i suoi lamenti, gli ho chiesto se poteva aspettare un minuto ché mi dovevo allontanare.
Così sono andata in bagno alla velocità del fulmine e mi sono tolta la maglietta e riallacciata il reggiseno nell'anticamera, davanti agli specchi.
Solo che sfiga ha voluto che entrasse una mia altra collega che mi ha beccato in pieno, e mi ha guardato molto perplessa, e allora le ho raccontato la storia e lei è scoppiata a ridere.

Alla fine mi ha detto: "Fammelo conoscere" e secondo me mica scherzava tanto.

P.s. Per altro una mia amica, che è stata una sua fidanzata, l'ha soprannominato "mani d'oro", un perché ci deve essere.

mercoledì 24 giugno 2009

come passa in fretta il tempo quando ci si diverte

  1. Sabato devo fare una roba che mi mette un'ansia della madonna (niente di trascendentale, sono io che sono cretina);
  2. come quasi tutti i mercoledì in cui esco presto, quando Casanova mi raccatta sù e mi porta a casa in macchina, la segretaria mentre chiudo il portatile mi dice: "Senti devo chiederti una cosa importantissima", e davanti ai miei improperi (oggi sono stata ripresa dalla capa, però sorrideva, quindi forse non mi licenzia) che porcaputtana ogni santo mercoledì sempre la stessa storia, mi guarda con gli occhi da bambi e mi dice in tono pietoso: "Non mi sono resa conto, credevo fossero le quattro...";
  3. mercoledì prossimo si ripeterà la stessa, identica solfa;
  4. la mia zietta è in ospedale e io ho un po' l'ansia anche per questo, sebbene sembra fosse solo collassata causa disidratazione, perché avrà pure 94 anni, ma è la mia zietta forever young;
  5. ho saputo della morte della mamma di un mio amico della scherma, e domani tutti dovremmo trovarci per una pizzata, ma io francamente non la ritengo più una gran bella idea;
  6. ho burocrazia che mi esce da tutti e otto i fori che possiedo, se ho contato bene, senza contare quelli della pelle che essudano;
  7. dopo soli tre interventi, quel genio di tecnico dell'aria condizionata ha fatto smettere di far piovere il condizionatore, forse;
  8. un amico-collega mi ha dato involontariamente modo di sgallineggiare con il mio pur sempre amato consulente, anche se oggi gli ho visto dei denti brutti verso la fine dell'arcata dentaria superiore, e mi ha perso 12.000 punti;
  9. la mia amica gravida che si sentiva sola e che era a rischio aborto e per cui io ho fatto il tifo e per cui anche altra gente che passa di qui ha fatto il tifo, ha partorito un bimbo, che ora sta bene, e lei ora è un po' nel panico, ché non è tanto facile fare la mamma single senza uno straccio di parente che si prenda cura di te per un po';
  10. se vado a vedere il concerto di X Factor posso essere internata?
Però io desidererei essere solo un'internauta.
Preferirei, ecco.

domenica 21 giugno 2009

post musicale

Chissà di cosa diavolo scriverò stasera, però la cosa figa è che lo faccio mentre ascolto il concerto di San Siro, quello tutto femminile, per raccogliere fondi per l'Abruzzo.
Peccato non esserci potuta essere, peccato davvero.

A parte che ho dovuto cercare su internet info per le chiavette usb che ti collegano il portatile a internet e non ci ho capito una mazza (perché snaso inculate ma non riesco a trovarne, credo per volontaria azione di marketing oscurativo delle compagnie telefoniche), a parte che ho avuto la mia solita seduta di pseudo-psicoterapia con la mia amica che pare sia laureata in psicologia, a parte che dopo la palestra è passato ex-fidanza a portarmi una roba e a un certo punto ha chiamato sua moglie e lui, vigliacco, mi ha messo il telefono all'orecchio e l'ho sentita un po' incazzata (non con me, con lui) e mi sono anche dispiaciuta, a parte che ho un po' lavorato ma dovevo lavorare molto, molto di più, volevo scrivere una cosa.

Sapevo che dovevo finire una palla di lavoro e farne un altro, e mi sono detta: "Beh, ho sabato e domenica, un giorno per uno". Sicché sabato uno l'ho fatto e finito, quello più creativo, dalle quattro del pomeriggio in poi che fosse mai che comincio di mattina quando non capisco un cazzo, o dopo mangiato quando la digestione non mi permette un sufficiente afflusso di sangue al cervello, ma domenica. Domenica.

Prima ho dovuto vedere la fine di "Lars e una ragazza tutta sua" (tristignacolo ma carino), poi mi arriva sms di psycho che mi dice: vengo per il caffé o la merenda? E allora cosa faccio. Mica mi posso mettere a fare un lavoro (pallosissimo, n.d.b.) mentre aspetto qualcuno, eh. Poi cena. Poi concerto per radio. Quale concentrazione avrei mai potuto avere?
Così eccomi di nuovo, lavorativamente, nella merda. Ecco.
Però che bel concerto.

Anzi, adesso smetto con questo post palloso che avrà ammorbato mari e monti (ho un'amica che chiamo mari e un amico che chiamo monti, ma non vorrei aver ammorbato in particolare loro due, ciò significherebbe essere state beccate e non sarebbe mica bello. Affatto). E ascolto Gianna che mi urla "America" nelle orecchie che, al momento, stanno avendo un orgasmo. Doppio.

giovedì 18 giugno 2009

ci sono certe volte che

Rivedere una persona particolare dopo sei mesi, può essere inconsueto.
Trovi, nel momento stesso in cui la vedi, zero distanza. Come se ci si fosse salutati avant'ieri (che bella parola), come se viveste l'uno accanto all'altro da una vita, come se tutto quello che c'è intorno ci fosse davvero, ma non avesse tutta questa importanza.

Così, mentre sentivamo lo spettacolo cominciare, ci siamo messi a mangiare un toast, a bere qualcosa, lui stravaccato su una panchina, mentre persone intorno a noi correvano come treni per entrare a vedere lo spettacolo.
Io invece gli parlavo del linguaggio aperto di alcuni ragazzi, o meglio del mio ex-moroso (che è l'amico più intimo e giovane che io conosca), riguardo al sesso, ed avendo loro diciott'anni di differenza, quindi due generazioni lontane, quasi quasi mi soffocava con un boccone quando gli ho riferito espressioni tipiche del mio giovane ex-moroso (salvo poi ripropormele paro-paro ma a bassa voce).
Mi chiedo a quale generazione io appartenga. Però sto benissimo in entrambe.

Poi con calma siamo entrati, ci siamo gustati il nostro spettacolo con mille commenti a testa, mi sono persino dimenticata di Miss Simpatia 2009

[si, ok, il primo bacio è stato proprio voluto per dimostrare alla stronza che il mio mondo è un po' più grande e popolato del suo, ma mica per altro, tipo per mettere alla prova la sua capacità di invidia o di tacere particolari della mia vita, quando mai faccio queste bassezze, io, bensì è stato fatto con chiaro intento pedagocico: costruisciti una vita più ricca di persone]

e dei suoi due più cari amici, non che miei conoscenti.
Ma erano un po' lontani e io non ho fatto nulla per avvicinarmi. Non che volessi evitarli per forza, ma ero con lui, non potevo condividere il mio tempo con nessun altro.

Mi chiedo se questa possa sembrare una dichiarazione d'amore, penso di si.
D'altronde lo è. Se due persone continuano a perdersi l'uno nell'altro, ad avere un'urgenza insostenibile di condividere ogni pensiero, fosse anche il più cretino (io quelli cretini li colleziono), se dopo uno spettacolo riescono a trascorrere altre tre ore a raccontarsi e a cercare qualsiasi contatto lecito

[chepppalle! ok, abbiamo sforato un po', ma solo un po']

io credo che alla base ci siano ancora le briciole di quell'amore che, per forza di cose, fummo costretti a triturare. E le briciole devono essere attaccate con il mastice alla tovaglia e, daje e daje, non si riescono a buttare giù dal davanzale.

Mi fa un regalo, la mattina successiva scopro che è un film degli anni '70, neppure particolarmente famoso, e con gli occhi sbarrati gli scrivo che l'ho trovato, dopo lunga ricerca, e visto un paio di mesi fa per la prima volta. Mi scrive che lui ne aveva visto un pezzetto in tv e poi un paio di mesi fa lo ha riguardato per intero, poi me lo ha comprato.

Cos'è? Sono tutte coincidenze quelle che ci capitano?
No, non possono essere.

Comunque evitiamo ora la sdolcinatezza e passiamo al fatto che sto cercando un albergo a NYC per Miss Simpatia 2009 e la mia amica: cosa non si fa pur di avere una persona con cui andare in vacanza. Ma qui ho poco da criticare, anche io un anno andai in Corsica con una mia ex-compagna di classe con cui non avevo molto da spartire (almeno lì era un gruppone).
Comunque sono veramente buona.

UPDATE
Questo post è pubblicato in super-ritardo causa rompimento di coglioni da parte di mia sorella nella serata di giovedì. Dimenticavo: sono piena di lividi causa scherma. La maglietta non basta sottola divisa...

lunedì 15 giugno 2009

ho veramente un culo eccezionale

No, no, il mio fondoschiena fu, è e sarà sempre abbastanza piatto.
Non mostruoso, ha pure le fossettine carine, non enorme, ma niente de che.
Intendevo "culo" in senso figurato.

Mercoledì vado a vedere uno spettacolo.
Chi scopro ci sarà a una distanza irrisoria dal mio posto?
La simpatia con cui ho appena scazzato.
Ma vaffanculo.

Tra l'altro: con chi vado a vedere lo spettacolo?
Con l'Amore della mia vita.
No. Non è ex-moroso, non è ex-fidanza, non sono altri ex-morosi o ex-fidanza, è ex-amante (ne parlai qui).
Gli anni passano, finisce un rapporto che rischia di portare allo sfascio di una famiglia, ma un po' dopo ne comincia un altro, dove due ex-amanti tubano e si sbaciucchiano in stile adolescenziale.
Perché?
Perché aleggia sempre un po' d'amore*. Quelle tre o quattro, o non so quante, volte all'anno in cui ci si riesce a vedere.

Questa inopportuna presenza rischia di condizionarmi.
Fumerò, prima di uscire, che è meglio.

[si, è vero, ho il ciclo e sarò pure un po' più nervosa del solito, però santocielo ho davvero una sfiga micidiale innegabile]

[non lo faccio mai, ma stavolta chiedo espressamente molti pat-pat]

*Ho un'amica bacchettonissima, al di là del fatto che è molto credente e molto praticante. Un giorno le raccontai la storia già finita con ex-amante e lei mi guardava un po' storto, un po' schifata, un po' giudice. Le dissi che era stato qualcosa che mai, mai e poi mai mi sarei immaginata di fare, ma capitò.
Mesi dopo accadde che io e lui ci vedessimo per un caffé e, mentre ci stavamo salutando, per puro caso ci imbattemmo in lei. Lui andò via. Lei mi disse: "E' lui, vero? Quando vi siete guardati era come se più niente al mondo esistesse. Quello è amore, non è ex-amore".
Non so, è una cosa che mi fece sentire bene.

litigare fa bene, specialmente alle coronarie

Cerco di chiarirmi con una persona e questa mi dà della gossippara.

[non eri tu, psicopatica di 'sto cazzo - in questo caso un cazzo a cui tengo, ma fortunatamente è solo un ex - che hai sputtanato l'unica amica che hai coi tuoi due amichetti? e che strazio non potertelo dire, che strazio. e poi, povera imbecille, a chi credi che possa fregare che tu ti sia offesa per una cena a cui non sei stata (giustamente, visto il tuo grado di simpatia) invitata? ma chi se ne fotte? il gossip è molto più divertente, altro che 'sta palla qua]

Le spiego con calma, essendo ella mezza psicopatica, anzi, sociopatica, che porca troia cercavo solo di evitare che un (l'unico) rapporto d'amicizia che ha con una mia amica non si sgretolasse per un po' di malintesi accumulati, e lei alza gli occhi al cielo e mi dice: "Eccola, la santerellina".

[puttana eva e puttana pure tu, vorrei prima darti una gran testata e poi farti ricordare che io non sono santa di certo, ma almeno alcune cose estremamente private non le vado a spifferare, specialmente quando ci sono di mezzo persone che si conoscono, inciuci pesanti e bambini figli degli inciuciatori]

Adesso.
Pensavo che il nervoso mi fosse passato, ma se ho avuto l'urgenza di scriverne non è così.
Ma cristo santo me lo devo far passare, perché lei rimuginerà fino all'infinito su 'sta roba, e io ho bisogno di elevarmi un po' più al di sopra di 'sta testa di cazzo.
Non voglio essere sua pari.

[chiedo scusa per il linguaggio edulcorato]

UPDATE
ma ieri ho chiuso il pc dimenticandomi di pubblicare il post? sono ben sveglia.

giovedì 11 giugno 2009

età anagrafica ed età mentale, analisi dei percorsi metali di ultra-trentenni bambine dell'asilo comunale

Che io abbia un'età mentale inferiore a quella anagrafica, è un semplice dato di fatto.
Sono un po' più giovane come testa, ovvero poco organizzata, poco diplomatica, molto irruente, molto fisica, dimostro meno anni di quelli che mi trovo sul gobbone (vox populi, vox dei), eccetera eccetera.

Però c'è una cosa che con gli anni ho imparato, ovvero che il trucco di infilare la testa nella sabbia come l'amico struzzo o il fare buon viso a cattivo gioco (anzi: a quello che io vedo come un cattivo gioco), non porta grossi risultati.
Quindi, se mi fanno girare i coglioni, ho sempre modo per comunicarlo.
Se ho un problema, lo analizzo e lo faccio analizzare a più persone di fiducia possibili.
Se ho un problema con qualcuno, affronto qualcuno.

Succede questo.
Non per gossip ma per tentare di far riallacciare i rapporti tra due persone amiche che si stavano perdendo in cazzutissimi equivochi, [chiamiamole Tazio e Cojo, così la vicenda diventa più comprensibile] comunico a Tazio uno dei motivi dell'allontanamento di Cojo, che ho saputo dal comune amico Semprenio.
Una roba serissima, eh.
Cojo si è offeso perché non era stato invitato a una cena.

Un giorno mi trovo a prendere il caffè con un po' di persone, tra cui Cojo. Vedo che fatica a volgere lo sguardo verso di me, e quando gli altri decidono di andare a fumare, lo vedo in tensione per il fatto di rimanere solo con me.

Penso che, boh, non ha voglia di fare conversazione. Io posso pure stare zitta, ma poi lo spirito socievole che è in me mi porta a dire comunque qualche cagata. Poi arriva la gioia dei miei occhi [chiamiamolo pure Ficus] (credo di avergli parlato da sola 7 minuti a esagerare, e ciò è stato il motore della giornata, sono messa male, si) e Cojo si dilegua senza neppure un "ciao".

A fine giornata scopro che Cojo e Tazio si erano confrontati, senza neanche grossi risultati, che Tazio aveva in qualche modo ammesso di aver saputo da me il motivo per cui Cojo non gli parlava più, e che a detta di Tazio "forse" Cojo si era risentito perché avevo riferito a Tazio questa cosa.

Adesso non ho capito se Cojo considera me una stronza perché ho aperto bocca, se considera Semprenio uno stronzo perché ha parlato del loro colloquio a me (vista la drammaticità dell'evento! Neppure mi avesse detto che Cojo è ninfomane, cazzo!), oppure (ipotesi più accreditata) se considera me e Semprenio due merde perché sparliamo di Cojo. A parte il fatto che se davvero sparlassimo di Cojo, come già accaduto, l'ultima cosa che faccio è andare a riferire a persone che lo conoscono.

Il punto è il seguente: può anche essere che Cojo si può essere offeso perché, seppure a fin di bene, mi sono fatta i cazzi suoi, però quello che mi fa veramente schifo è che una persona faccia la falsa con me (e mi fa pure incazzare che io sia così ben disposta verso il prossimo che non mi sia sorto alcun sospetto, imbecille che non sono altro), senza avere il coraggio di dirmi: "Perché hai detto a Tazio dell'invito e perché Semprenio ti ha detto questa cosa molto, molto personale?!".

Ecco, quando mi viene negata la possibilità di spiegarmi mi incazzo come una bestia.
Anzi, un po' di più.
Faccio un sacco di minchiate per leggerezza, e poi mi rendo conto e faccio ammenda, e l'effetto anti-minchiate almeno un sei mesi dura, ma questa non mi sembra una minchiata e di certo non è stata fatta con leggerezza.
Domani dovrei vedere Tazio e Cojo e prima mi avvento su Cojo minacciandolo fisicamente che dovessi ripetersi un altro episodio del genere gli spacco un piede con un martello, poi li metto a confronto: rischio l'elezione nel collegio dei probiviri dell'associazione da cui sono schiavizzata, se non riesco a dirimere una cazzuta questione di maretta tra due amiche, che credibilità potrei mai avere?

Ogni tanto ricordarsi che anagraficamente si è adulti, e comportarsi di conseguenza nei rapporti interpersonali, potrebbe non fare male.

[lo so che ho scritto ninfomane e che da questo si percepisce vagamente che si tratta di femmine. Avrei potuto scrivere impotente, ma chi ci avrebbe creduto che queste dinamiche contorte e malate avvengono tra maschi? Suvvia. Tant'è che Semprenio, che è masculo, ha chiuso il discorso con un messaggino che recita "quell'altra (Cojo) non è tanto a posto"]

[ci tenevo a specificare che anche Ficus è masculo]

[oggi, venerdì 12, ho visto quarantamila accessi, ma non c'è niente da allarmarsi: metà sono di gente che arriva al blog cercando altro, un terzo sono miei, quindi bisogna calcolare il 17% di quarantamila e si otterrà una cifra più credibile: comunque grazie a coloro che mi seguono, avete veramente buon gusto]

lunedì 8 giugno 2009

last minute

No, e' che ho appena sentito che forse dalla Svezia arriva in europarlamento un Pirata.
La cosa mi fa contenta, mica poco.

domenica 7 giugno 2009

io sono la verità, forse che forse

Serata con ex-moroso.
Mi sembra di averlo castrato per il paio d'anni e rotti in cui siamo stati insieme, essendo che, ultimamente, passa allegramente da una passera all'altra. Buon per lui, eh, ci mancherebbe, ma avessi lo stesso successo, ma anche solo metà, non è che mi dispiacerebbe. 
Sarà che, scrivente ovviamente esclusa, ha gusti più alla buona. 

[questo è riconosciuto anche da esterni, eh]

La sua orrida storia che me lo faceva diventare davvero una merda ambulante, e dove una gran troiazza, senza il minimo senso della decenza, se lo rigirava come uno spiedino, sembra essere arrivata a conclusione. Almeno per qualche mese, spererei. Visto che i tentativi precedenti di allontanarsi da ella sono falliti: un, due, tre, stella.
Però.
Ha fatto dei ragionamenti, e sono buoni ragionamenti. Perché portano la mia firma. 

Ciò che io gli dissi mesi e mesi fa (finché non mi disse: "So come la pensi, so che lo dici per il mio bene, so anche che hai ragione, ma non mi triturare più i coglioni"), me lo ha ripetuto paro-paro.
Minchia.
Potevo forse non sollevare le braccia, facendoglielo notare e dicendogli: "Io sono la verità"?!
Beh, non mi manca l'auto-stima ma ammetto di amare le iperboli, in questo caso orali.

A proposito di orale, sono andata in bianco, no sesso orale, no palpeggio, no trombata. La cosa grave è che sono stata io a non volere. Imbecille! Purtroppo mi sono trovata in una situazione di nervi a fior di pelle per un paio di cose occorsemi e, quando appena visto, gli ho detto: "Ho saputo che alla Scaricata hai portato un regalino, a me un cazzo?", lui mi ha prontamente risposto: "Quello è a disposizione!". Così gli ho detto che non era serata, anche se mentre mi stava devastando, all'una e mezza della mattina, con i suoi prevenuti discorsi politici, mi è sovvenuto che aprirgli la patta e passare ad altro tipo di attività orale poteva essere una soluzione.
Ma ero ancora nervosetta, quindi picche.

Quanto me ne pentirò.
Ho un'ultima occasione tra un po' di giorni. Sta frequentando una ragazza, ho idea si possa innamorare. O la va o la spacca, per me intendo. Se non si innamora prima, certo.
Nel mio del-tutto-personale codice etico, gli innamorati veri non li tocco.
Solo quelli finti.

[in generale comunque un bel weekend del cazzo, senza di esso]

martedì 2 giugno 2009

mille e un uso per una banana

Quando ero piccola, cioé insomma adolescente, e ancora avrei dovuto aspettare anni luce prima di fare all'amore con qualcuno, c'era in casa Emmanuelle, quel libro porno-snob che per un certo periodo di tempo spopolò tra gli adulti.
C'era anche Emmanuelle II (non ricordo che titolo avesse, magari persino questo), ma quello mi piaceva meno. C'era 'sto Mario che era sempre tra i piedi e spadroneggiava. Fastidio.
Questa scrivente ficcanaso riuscì a trovarli, sebbene nascosti in un comodino tra ciabatte che puzzavano di vecchio (sento ancora l'odore, pensa te che memoria olfattiva o che shock adolescenziale).

Prima di questo, avevo trovato un altro libercolo porno (vicino alle carte da ramino, sotto 50 kg di lenzuola), ma quello era porno-porno, di certo un acquisto di mio babbo, che si, va beh, mi attizzò, ma Emmanuelle fu un'altra cosa.
Lei, Emmanuelle giust'appunto, era tipo intorno ai vent'anni, e nella scena iniziale, se non ricordo male, c'è lei in aereo che raggiunge suo marito e, per passare il tempo, si diverte a far porcate col suo vicino di posto. Però tutto molto chic. Mi ricordo una scena dove lei si tromba selvaggiamente un tizio (in aereo, in treno, non so) e due fratellini, forse erano gemelli, assistono alla scena con gli occhi fuori dalle orbite, e lei si eccita ancor di più.

Tutto con il beneficio del dubbio, vado a ricordo. Figuriamoci. Però pressapoco era così, avrò sfogliato quei volumi, negli anni, centinaia di volte.

Insomma in uno dei due libri (Emmanuelle II nettamente inferiore, comunque), una tizia racconta o dimostra come ci si masturba con le banane, consiglia di sceglierle po' acerbe altrimenti si spetasciano, e un frullato di succhi vaginali e banana non so quanto sia buono.

[so per certo che se ex-moroso leggesse queste righe 1. sarebbe già con l'uccello in mano dalla fine del primo paragrafo 2. si sarebbe già offerto di assaggiare il suddetto frullato; d'altronde uno che si presenta alla terza o quarta trombata con un cetriolo o una zucchina - non ricordo mai, e lui s'incazza perché sarebbe dovuto essere indimenticabile per me, e ciò è vero per molti motivi, è che io non sono brava a riconoscere la verdura perché ne mangio pochissima - è un personaggio che sul sesso ci gioca assai, a parte una cosa, ma sto divagando, cazzo!]

Questa piccola premessa per dire che oggi ho visto un mini-filmato porno dove una biondina con le treccine si masturbava con una banana.
Con la buccia.
Può danneggiare i tessuti! La biondina non ha evidentemente cultura e non ha letto Emmanuelle, e dunque non sapeva dovesse scegliere banane acerbe e sbucciarle, cielo!
Però la teneva in equilibrio col picciolo sulla seduta della sedia, mentre lei andava sù e giù e faceva finta di godere.
Mi sono chiesta come facesse. Non sembrava attaccata col silicone. Intendo: la banana alla sedia.

[no, non è che poi ho provato per trovare una risposta]
[non ci sono banane da me in questo periodo, marciscono con il caldo]
[non ho neanche cercato un supermarket aperto, se è per questo]
[ma il livello ormonale è un po' alto, maledizione]

giovedì 28 maggio 2009

sei fuori come un balcone, ma sei fuori

Arrivo in ufficio nel pomeriggio, devastata dal lavoro notturno (perché son cogliona, come già scrissi), con l'occhio a mezz'asta, mancano sia la capa che la segretaria, apro il portatile e ricevo una chiamata: devo fare una locandina per l'associazione di cui sono schiava (mia madre mi ha barattato per un numero imprecisato di polli, pare), una locandina con un maiale. Per una festa raccogli-fondi, simbolo: un maiale. Tempo limite di consegna: domani.

Minchia!
Delizioso questo inizio d'ufficio. 
Quasi quasi me ne torno a casa, quatta quatta mi avvio verso l'uscita e sento urlare: "Dov'è il telfono della capa?!", mi volto e vedo la segretaria, coi capelli incazzati come lei. "Ce l'ho dietro [in mezzo al sacchettino d'emergenza degli assorbenti, perché la capa non gli ha ancora comprato una custodia, e io ho le mani frolle, n.d.b.], dovevo scaricare un'immagine che serviva per lavoro e nessuno aveva dietro il cavo, ma le avevo detto che lo avrei portato a casa e gliel'avrei portato domani!". Ma chi la convince la segretaria. Lei crede che da un apparecchio a un altro le cose si trasferiscano con la forza del pensiero.

Agire sempre in contropiede.
Le chiedo: "Dove sei stata? Perché non eri in ufficio? Ti stavo cercando". Sono ancora buona a raccontare palle? Questa è la prova del nove. Il suo sguardo criminale si posa verso terra, mi dice: "Sono stata da D [nostro collega che da un reparto di chirurgia è passato a rianimazione, intensiva e sub-intensiva, n.d.b.], l'hanno riportato in reparto, per fortuna".

Cinque minuti dopo sono per la strada, non ne devo fare tanta, mi porto dietro la collega casa&chiesa, ché essere in due è sempre più facile.
Eccolo il mio ciccio D. 
Tutto rapato, capelli e barba, ora si vede la faccia che fa per davvero. Prima era un segreto per pochi. Tra quei pochi ci sono io, ché io e D ci intendiamo bene. Gli facciamo molta festa per 20 secondi, poi arrivano due pseudo-infermiere a mettere sù le sbarre. Litigano tra di loro perché non sanno come cazzo fare, poi si vedono 'ste sponde tirate sù che si distaccano, a esagerare, 15 cm dal materasso ad aria. Questo perché non vogliono scenda dal letto.

Adesso.
Non saranno 15 cm a fermare D, in intensiva so che lo avevano legato alle sponde, perché ogni due per tre voleva staccarsi tutti i tubi e scendere dal letto, adesso qui gli mettono 'ste due cagate e pensano che veramente possano servire? Suvvia.
Chiacchieriamo un po' con lui, poi arriva il medico a fargli la scheda di ricovero e ciao.
Biascica ed è lento a rispondere e dice cose che ti fanno pensare sia fuori come un balcone, però cazzo è fuori. Fuori. Fuori pericolo di vita. Ci saranno altre cose da sistemare, ma chi se ne fotte.
Sei fuori, amico mio.
Fuori in molti sensi.
Ma sono sicura.
Sono le pere di valium.

[e ora a cercare immagini di maiali, ma porc'immondo. porc. interiezione non fu mai sì appropriata]
[per n->oo anni ho sempre pensato si dicesse "interiazione"]
[secondo me è il vocabolario che si sbaglia]
[però il mio subconscio lo sapeva]
[l'unica parola che ho controllato da tempo]
[ma per la presenza o meno della "i" centrale]
[giusto una verifica]
[però]
[punto.]

martedì 26 maggio 2009

daialoguo

- Sono le 23.51, non è tardi per mettersi a scrivere?
- Lavoravo...
- La solita cretina, che si fa fregare dalla capa.
- Beh, insomma... non proprio. E' che ho cazzeggiato tutto il weekend. E un po' anche ieri.
- Allora cretina al quadrato! Quando imparerai a organizzarti?!
- Essendo che questa domanda me la sento ripetere dalla I elementare, direi mai.
- Ma poi non scrivi, non fai le altre minchiate che ti piace fare di sera, eh.
- Meglio un uovo oggi che una gallina domani. Tanto più che l'uovo strapazzato mi piace moltissimo.
- Però anche la coscia di pollo, ammetti. Ma non è questo il punto!
- E qual è?
- Che sei un'adulta, femmina, DEVI essere capace di organizzarti!
- Sul femmina passi (con riserva, eh), ma sull'adulta non ho mai affermato di essere nulla del genere.
- Senza speranza. Va beh, dovevi dire qualcosa di urgente?
- Sì. Che Fini sarebbe un ottimo leader per il PD. E tra poco si vota, sic.

domenica 24 maggio 2009

attrazione fatale

Oggi sono venuti a trovarmi un sacco di amici e anche un simpatico nanerottolo rasato (e i suoi riccioli biondi?).
Poi ho scoperto che tutta 'sta gente proveniva da gite all'aperto o case caldine.
Sapendo che le temperature alte mi orovocano un crollo della pressione, hanno fatto due più due.

Tutti a godersi la MIA aria condizionata.
Non capisco.
Un tempo era la mia irrefrenabile simpatia.

non fa caldo

Non fa caldo.
Non fa caldo.
Non fa caldo.
Non fa caldo.
Non fa caldo.
Non fa caldo.
Non fa caldo.
Non fa caldo.

E' solo una campagna denigratoria di propaganda elettorale della sinistra.

giovedì 21 maggio 2009

l'età, un post noioso con siparietto finale

Oggi scherma, oggi quattro incontri, oggi quattro incontri persi.
D'accordo che non mi allenavo, fino a settimana scorsa, da quasi due mesi, d'accordo che mi batto con due maschi, d'accordo che loro sono più forti. Ma.

La scherma è uno sport interessante perché è molto di testa. Psicologia dell'avversario e messa in pedana di ogni capacità tecnica imparata a lezione, sono non tutto ma molto.
Poi è affascinante come valga la proprietà transitiva
  • io e OA ce la battiamo
  • io con T soccombo
  • OA batte sempre o quasi T. 
Ma cazzo! Anni a imparare le proprietà transitive e scopri che qui non valgono una sega!

Oggi ho avuto l'impressione netta che la freschezza dei miei avversari, fisica e mentale, abbia contato molto. Questi due qui hanno meno anni di me, uno molti meno anni. E credo che la loro freschezza sia direttamente proporzionale all'età.
Mi secca molto scrivere questa cosa, ma molto proprio, ma io ho il pessimo vizio di dire la verità. Per quanto scomoda. Ed ora è come se mi trovassi legata a testa in giù. Molto scomoda. Ergo, molto vero.

(adesso mi metto a fare pesi e a fare esercizio a casa con le belve, così tra un mese mi rimangio tutto)

(oggi c'erano 49° celsius circa. A cena da mia madre. Mia madre ha cucinato lo spezzatino affogato nel ragù. Le ho chiesto se domani pensa di fare la polenta. Lei ha alzato la voce e mi ha detto che io sono un'ignorante, ché nei paesi dell'est Europa la polenta è cucinata anche d'estate. Deve essere vero, ma forse giusto in Siberia o giù di lì. Ho taciuto poiché, visibilmente irritata dalla mia simpaticissima battuta, temevo mi buttasse in mezzo a una strada a stomaco vuoto. Tra l'altro la carne era dura come una suola di scarpa. E' vero che ho il pessimo vizio di dire la verità, ma qui non mi sembrava necessaria. Questione di sopravvivenza)

lunedì 18 maggio 2009

diamoci una sveglia

Senti collega, ora hai rotto il cazzo con 'sta storia della tracheotomia e con il coma farmacologico.
La prossima volta che tentano di levarti la sedazione e tu ti agiti, sparando ogni valore alle stelle, ti sedo io, cioé mi siedo. Sul tuo panzone. Vedrai che ti calmi subito.

Dai.
Ora basta. Basta. Basta. 
Mercoledì voglio trovarti sveglio e, al limite, con la cannuccia dell'ossigeno.
Voglio abbracciarti, ecco. Mica tutto, il pezzetto che riesco.

domenica 17 maggio 2009

amo far comprare macchine se 1.non pago io 2.ottengo comunque sensoriali benefici

Sabato mia sorella, che deve cambiare un'orribile ultradecennale macchina giapponese piena di bozzi e con entrambi i paraurti che stanno sù per scommessa (ad essere sincera quello davanti sta sù solo con ripetuti calci e fil di ferro, ma alla prima buca: altro giro, altro regalo), mi passa a prendere ed io, volentieri come quando mi alzavo alle 6.45 per andare alla scuola degli asini, subisco l'agonia.

Innanzitutto la guida di mia sorella.
Secondariamente vedere un auto giapponese anch'essa di una bruttezza assai rilevante. Funzionale, per carità, ma aiutami a dire brutta.
Avendole io fatto una testa così sulla Polo, andiamo al concessionario VW ove, finalmente, vedo per bene una Golf nuova. A vederla per le strade o su internet c'erano 'sti fari posteriori che trovavo veramente brutti, ma dal vivo non sono così brutti, e poi è un'auto molto curata nelle finiture, insomma prezzo a parte mi piace molto. 

Nel frattempo mia sorella decide che la scelta si svolge tra la giappo orrenda e la tedesca stupenda (il modello che sta per levare le tende, il nuovo, sempre per 'sti dannati fari posteriori, è meno bello), a lei piace più l'orrenda ma la stupenda, essendo a fine serie, costa meno. Il 30% in meno. Mi chiede 300 volte cosa fare, alla trecentounesima mi rompo il cazzo e vado dal concessionario a chiedergli una roba sulla mia futura macchina, quando mi avanzeranno altri cinque o sei kilo euro.

Apparizione!
Mai visto venditore così carino.
Una polo sportiva, capelli mori un po' lunghi, sguardo furbetto (d'altronde è un venditore, mai visti venditori di macchine senza sguardo furbo, magari stupidi ma furbi), un bellissimo sorriso. Mi calamito alla sedia del Cliente Ideale, mentre mia sorella emette imbarazzanti urlettini di gioia per aver trovato, sotto i sedili, due cassetti. Le donne.

Due chiacchiere, poi mi dice: "Vogliamo mettere giù qualcosa?". 
Mio caro, una plaid tra l'odore di macchine nuove, ci facciamo portare una bottiglia di vino e un panino al salame e poi facciamo sesso fino a lunedì mattina. No?!
Va beh, non potendo essere sì sfacciata, mi limito a chiedergli un preventivo irraggiungibile.

Però intanto parliamo e scopro che: poteva diventare psicologo ma ha scelto di fare il musicista, è fumatore (in un angolo noto il bicchiere in plastica con i mozziconi affogati e lo sgamo), ha corso in moto per molto tempo, è un fanatico della cancelleria (embé? Anch'io. Ho raso a terra i depositi di cancelleria dei posti dove lavoravo come consulente, e me ne vanto, tié).
Poi la butto lì: "Ti porterò un'amica quando posso, lei è orientata su altro (concordiamo anche sulla bruttezza delle macchine!!!), ma vorrei farle vedere la Polo perché è a low budget, e poi... scusa, quella è una fede?", tensione, suo sospiro, "Eh... si", mio sospiro interiore, "Peccato, avete un sacco di cose in comune, potreste essere fatti l'uno per l'altro" (in effetti le Pilot rosa o verdi sono in pochi a tenerle in debita considerazione). Previa mia sincera assicurazione che non sia io quella fatta per lui. S'intende.

E ancora parliamo parliamo, 'sto preventivo dura mezz'ora, finché mia sorella viene a sedersi con aria frastornata. Dopo qualche minuto partorisce: "Ma si, la compro, non voglio più pensarci". Hurrà!
Altra mezz'ora a lumarmi 'sto figo, tanto figo da chiedermi sì una sigaretta, offrendoci un caffé, ma anche da permettermi di fumarla insieme a lui. Lì, sul tavolo della concessionaria. Sembravamo due che si erano incontrati in un bar, mia sorella da reggimoccolo.

Un bel sabato pomeriggio, ecco, malgrado funeste previsioni.

P.s.: ex-fidanza è diventato bi-zio. Lo scrivo perché in caso mi beccasse il blog, meglio che sappia che io sono felice perché lui è felice, anche se un po' rompicoglioni.

giovedì 14 maggio 2009

banner domani

Stasera tornavo da un posto con mia sorella, e mentre ella si incazzava con ogni motorino presente sulla nostra scia della città grande, su una radio hanno trasmesso questa canzone.
Ad essere proprio sincera io l'avevo già scaricata da iTunes, ascoltata un paio di volte e avevo già dato un occhio ai nomi di chi cantava. Però, come è noto, ho la memoria molto breve e quindi eravamo quasi pari.
Abbiamo alzato il volume a palla e cercavamo di indovinare i cantanti. Alcuni ci venivano facili, altri sapevamo di conoscerli ma non riuscivamo a pescarli nel grande calderone della nostra conoscenza musicale italiana (minchia, che frase brutta, beh, pace).
Non dico niente altro, perché il messaggio mi sembra piuttosto ovvio.

Oggi sono andata a scherma dopo un sacco, e la novità era che avevo la MIA spada, non quella della palestra. Va beh, le ho prese da OcchiAzzurri (15 a 9, per l'esattezza), però mi è sembrato un risultato decoroso. Il brutto è che ho dovuto fare pure lezione (di solito la scampo, perché arrivo tardi), e io ho avvertito il tizio che sono una pessima alunna, ma lui non mi voleva credere. 
"Saluto!" e io lo guardavo e mi muovevo specularmente.
"Fai una parata in terza" e io mi dicevo che, cazzo, l'ultima volta mi ero memorizzata la prima, la seconda, la terza e la quarta (altro non è che lo spazio davanti a te, come fosse un quadrato diviso in quattro eguali quadrati), ma evidentemente mi ero dimenticata il trucco per ricordarmele.
Andavo a caso.
Lui non demordeva.
Davvero encomiabile, però che due coglioni.

Poi l'assalto (anche per ricordarmi come diavolo si chiama un "incontro" sono dovuta ricorrere a wikipedia, che schifo sono), con l'arbitro che parteggiava per me (sarà che sono rimasta l'unica femmina), poi la dolcezza del mio amico T, nel frattempo un po' di distrazione dalla vicenda del mio collega D, che è finito in terapia intensiva qualche ora prima di fare un intervento. E maledizione, io voglio un bene dell'anima a D e voglio che ne esca, che gli levino la sedazione, che gli levino la tracheotomia, che faccia 'sta cazzo di operazione, che torni a bestemmiare nel nostro ufficio come sempre. Puttana troia.
Ieri sono andata a trovarlo, mi ha ripetuto per la terza volta che aveva una brutta sensazione. E io gli ho detto che qualche volta vado a letto e non sono certa che la mattina mi sveglierò. Mi si appiccica questa sensazione come sabbia umida sulla pelle, solo che non basta un bagno in mare per mandarla via. "Ma sono cazzate, sono sensazioni come quella che hai tu, ma lo vedi, sono qui". E lui ha abbozzato, ma mica era convinto. "Allora lo sai anche tu che non c'è modo di levarsi questa sensazione, tutti mi danno del pirla, ma tu lo sai". Io lo so, D, ma non per questo dovevi dimostrare a tutti che non era una pirlata. E gli ho detto "In bocca al lupo", solo che ora il lupo cerca di mangiarselo.
Non mi fare scherzi, che m'incazzo.
Non mi fare scherzi, che ti voglio troppo bene.

lunedì 11 maggio 2009

tre di fila è (im)possibile

Orgasmi?
No.
Uomini?
No.
Donne?
No. Beh, non ancora, ma forse dovrei cominciare a rifletterci.

Tre film tristissimi di fila.
Dopo aver chiuso la settimana lavorativa innaffiando il pc di lacrime sulle note di Grey's Anatomy, ho visto ben tre film (per questione anche di spazio nel pc e nei suoi derivati).
Ho cominciato con Nothing but the Truth.
Ho proseguito con Frozen River - Fiume di Ghiaccio.
Ho concluso con Reign over Me. 

Ero sicura che almeno quest'ultimo fosse una cosetta leggera, che ti mette di buonumore.
'Sti cazzi.
Io. Con la mia insana mania di non voler sapere neanche il genere, ma di guardare solo il punteggio su imdb.com!

Sto pensando di tentare il suicidio calpestando la coda alla belva femmina, che è sempre molto ben disposta. Ci sono delle buone possibilità che deceda dissanguata sul pavimento color ocra della cucina.
Non sono neanche tono su tono. Rosso e ocra, accoppiata orrenda.

P.s. Ricevetti due ritardati regali:


e questo:




Ora forse non mi dovrei preoccupare, certo, ma il fatto che entrambi questi capi [da non intendersi come boss lavorativi coercitivi] appartengano entrambi alla Spring 2009 Men's Collection un po' mi dà da pensare. Giusto un pochino. Però sono bellizzimi, soprattutto in quanto gratis.

venerdì 8 maggio 2009

ossessive o zoccole

  1. Io e la mia amica rossa abbiamo capito che per ottenere un uomo bisogna appartenere a una delle due succitate categorie (a parte quella immortale delle "cagacazzo", ma nessuna delle due è portata): a lei quella più divertente, a me quella più noiosa e malata;
  2. per altro avere visto due volte a fila l'ultimo Grey's Anatomy (no, perché la 1° volta senza sottotitoli, ma mi era sfuggito qualcosina ed essendo una puntata epica l'ho rivista coi sottotitoli), per di più piangendo due volte sulle stesse scene, mi rende una buona potenziale ossessiva;
  3. l'amica è gentile, dice che io sono troppo razionale per essere zoccola, in verità credo sia più che altro una questione di denti: difficile essere zoccola se solo circa il 10% degli uomini ha una dentatura accettabile, se tra loro solo il 20% ha un'età uguale o inferiore alla mia, e ha un anno di nascita per cui è in grado di votare, se tra questi ultimi solo il 10% è libero (ma un altro 10% riuscirei forse a farmelo lo stesso), di questi solo il 50% riesce a fare un discorso articolato, in più devono scatenare il trigger "eccitazione, oh cazzo come me lo farei" (termine scientifico), si consideri poi di quanta poca gente nuova io incontri, insomma, a conti fatti la percentuale è così bassa che mi tarpa le ali per un futuro da zoccola;
  4. credo che anche questa cosa dei denti possa essere considerata un'ossessione, ergo ci risiamo, lei si diverte e io no;
  5. questo post mi mette con le spalle al muro, aggiungiamo che ex-moroso è distratto da altre gatte da pelare e non ne posso sessualmente approfittare, ex-fidanza non è neppure da considerare perché è come se mi facessi mio fratello, ex-amante ha delle grane lavorative che lo devastano psicologicamente, quindi non si tromba neanche a morire;
  6. un'amica mi ha presentato un tipo via feisbuk, ma questo mette foto di quando era magro e atletico, ma soprattutto: in alcuna di queste sorride;
  7. c'è del marcio in Danimarca.

mercoledì 6 maggio 2009

pare che la famiglia del mulino bianco non esista: tutti presi per il culo (no: non ci sono né veroniche né noemi, è un'altra storia, seria)

"Grossa e profonda solitudine. Nemmeno in questa occasione la famiglia è vicina".

Ricevo un sms così da quest'amica qui che conosco dalla prima elementare, che abita in un'altra città, che è incinta, che sarà una mamma single.
Una persona normale avrebbe preso il telefono e l'avrebbe chiamata immantinentemente, ma in quanto anormale e odiando i contatti telefonici, io ci ho pensato un minuto o due. Mi salva l'empatia, allora mi sono messa nei suoi panni, e ho pensato a ciò che lei necessitava in quel momento, non a ciò che io avrei voluto fare (per completezza d'informazione, mandarle sms consolatorio e guardarmi una puntata di Lie to Me). E quindi l'ho chiamata.

Quando eravamo bambine io la invidiavo molto. C'era molta libertà nella sua famiglia. Lei non aveva orari, non veniva menata per brutti voti a scuola, non veniva sgridata perché la sua camera era un casino, nessuno le metteva a posto la sua camera, nessuno le leggeva diari o cose così. Cioè, l'esatto opposto di quanto accadeva in casa mia. Tranne che per gli orari di rientro la sera, devo ammettere: a diciottanni compiuti, quando con gli amici si è cominciato a uscire, mia madre mi chiedeva "A che ora pensi di tornare?", e si beccava il "Boh" di rito. 

[interruzione pubblicitaria del Dr. Divago: ora che ci penso questa cosa qui è strana. mia madre è ossessionata dagli orari, è sempre in anticipo di un quarto d'ora per tutto, ma peggio quando sei tu ad avere un impegno, ché se riesce a sapere l'orario inizia a dirti: "Allora, se devi farti due chilometri a piedi, dovrai uscire circa un'ora e mezzo {mezzo o mezza?} prima", e se provi a rispondere che a te basta una mezz'ora per stare larga, vuole contrattare: "Almeno un'ora, dai!". Non so per quale grazia ricevuta, non è mai stata in ansia per le uscite serali mie o di mia sorella. Tranne quell'unica volta che, avendo io passato ore a parlare proprio con la succitata futura madre, tornai alle sette del mattino, lei era alzata, litigammo di brutto, non ci parlammo per 21 giorni precisi]

Oggi l'amica incinta mi scrive questa cosa qui e io le ricordo come da piccole o adolescenti, la sua famiglia era la mia personale versione della famiglia del mulino bianco. Di certo ai tempi lei non invidiava la mia, più formale, più regolare, più limitante. 
Però.
Poi le bimbe diventano adulte e una sente d'essere stata molto amata (meno di sua sorella, ma accontentiamoci) e di essere molto amata (ora, forse, più di mia sorella, sclero meno), l'altra invece percepisce un vuoto affettivo. Lamenta della sua infanzia bislacca, le scappatelle del padre (gran figo, by the way), i tradimenti, forse vendicativi, della madre, l'essere lasciata spesso col fratello minore a casa da sola durante le feste. Quando si è ragazzini tutto appare sotto una luce diversa, godere di una quasi infinita libertà è un sogno, è quando diventi adulto che è un casino.

Perché ti aspetti che le persone della tua famiglia vengano a darti una mano, a te balenottero, incinta di quasi otto mesi, da sola in una casa isolata con bestie ovunque e un ex-marito - che non è il padre del pargolo e che è ex da parecchio - al piano di sotto, però spesso lontano, aspetti, aspetti, ma poi nada, e allora chiedi. E forse non sei tanto abituata a chiedere aiuto, allora ti viene fuori male, con un tono perentorio per il quale vieni mollata al tuo destino (questa del tono perentorio è una mia supposizione, ma conosco il mio pollo).
E fai i confronti con le famiglie "normali".

Allora passo in rassegna le famiglie che per lei sono un modello. E trovo bachi ovunque. La mia ha avuto il baco della morte prematura di mio padre e del dominio assoluto di mia madre, che di nascosto ficcava il naso ovunque ed era severa a suon di ceffoni, soprattutto con me, rinomata asina. Quella dell'amica Cip, con un padre che trombava in giro e una madre che è diventata una depressa psicosomatica, che hanno cresciuto due figli piuttosto egoisti e con poca generosità. Quella dell'amica Ciop, con un padre nervoso e ansioso e una madre che, ancora adesso, deve gettare addosso alla figlia qualche palata di merda al mese, per vivere felice.
Solo per passare in rassegna tre famiglie che entrambe conosciamo bene. Ma avrei potuto andare avanti due ore.

Amica della prima elementare, non importa. Non importa più.
Se non ci saranno tuo padre e tuo fratello e le tue zie, ci saranno gli amici. Non sarà la stessa cosa, lo so, ma è già molto. L'importante è che tu non ripeta lo schema: che tu sappia dare regole e limiti e binari entro i quali tuo figlio dovrà crescere. Piangerà, batterà i piedi per terra, ti maledirà, e per te sarà durissima, ma minchia: almeno si sentirà amato.

domenica 3 maggio 2009

chain rxn

  1. Canto. Canto spesso. Canto davanti agli specchi, anche atteggiandomi. Mi sembra di essere tornata allo stadio [Meazza] adolescenziale. Ma. "Quando sono in macchina e canto e sono in fila, la gente mi guarda strano. Sarà perché uso il raspino per il ghiaccio come microfono?". Dichiarazione resa da un'amica in mezzo ai colleghi, che non hanno fatto una piega. Il che mi ha consolato assai;
  2. qualche giorno fa mia madre ha compiuto gli anni e io e mia sorella ci siamo per l'occasione trovate a dormire sotto lo stesso tetto. Eravamo in stanze diverse, lontane sei o sette metri di corridoio, che al centro ha una porta. Poi è iniziata in tv una roba che piace a tutte e due, e allora sono scattata a dirglielo. E manca poco venivo falciata da una portata [cosciotto di agnello a forno, con patatine al rosmarino saltate in padella], era lei che veniva ad avvertirmi per la stessa cosa. Mi è sembrato simbolico. Trovarsi a metà strada. Sempre e con chiunque (idioti a parte);
  3. mia sorella deve comprare la macchina nuova perché, come le ha detto il mio vicino settantenne sotto l'effetto dell'alcool del pranzo soci del circolo Acli da cui era appena tornato, "Senza offesa, ma la tua macchina fa schifo! Cade tutta a pezzi!", che secondo me l'ha fatta anche un po' offendere, ergo mi scassa il cazzo con tutte le macchine fascia cilindrata 1.2-1.4 in circolazione, e io che sono due anni che devo cambiare la macchina ce l'ho sempre lì in garage, con la batteria che si scarica ogni tre per due, ma non rompo i coglioni a nessuno, almeno;
  4. mia sorella vorrebbe cambiare casa e avvicinarsi alla mia zona, che è molto comoda per tanti motivi, e mi propina piantine su piantine. Io sto lentamente assurgendo a uno stato di santità. L'errore è stato farle vedere Visio, con cui puoi fare piantine e arredamenti sul pc in modo elementare, e ora si è fissata e vuole trovare una scusa per farselo installare in ufficio;
  5. Brooke è troppo figa, in senso lato. Dà due di picche secchi come lame di mannaie molto, molto affilate;
  6. ancora devo affrontare il chiarimento con le amiche, ho l'ansia, 'sto cazzo di ponte ci ha fatto rimandare tutto;
  7. sette come la rete tv dove l'ex-ministro Turco ha battibeccato con quel gran cervellone di Corona (figlio e nipote di giornalisti: perché lui parla come una capra, mi chiedo? Un minimo di influenza ambientale [etciù] non l'ha avuta?), e se ne è andata incazzata come una bestia dalla trasmissione. Quindi mi sembra un bel numero per chiudere. Se poi qualcuno potesse spiegarmi com'è che il cervellone è televisivamente invadente - detto da una che la tv la guarda pochino - mi farebbe una cortesia.
P.S.: trovai nuovo giochino da fare se non si vuole pensare a niente, utilissimo di questi tempi.

mercoledì 29 aprile 2009

mi sa che sono proprio tonta

Allordunque.

Parlo al telefono con Brooke (anche se non ne scrivo più, biutiful continua) e vengo a sapere che la Scaricata ancora ci sta a prova' con ex-moroso. Il prossimo weekend vanno via con altre persone del giro dello sci, ma gli altri si fanno ospitare da non so chi, e loro due sono rimasti fuori. Dormiranno insieme in un agriturismo, ma lei è un po' contrariata perché lui all'inizio aveva deciso che avrebbero potuto arrangiarsi diversamente.

B: "Ma la vede ancora quella là?" (amichevolmente chiamata la Grande Zoccola)
Io: "Non ne ho idea (falso, è solo che non ne ho la certezza matematica), non lo vedo da più di un mese (vero), ma non mi stupirebbe".
Ai tempi della fugace relazione con la Scaricata, lui ammise di essere appena uscito da una storia complicata, senza entrare nei particolari, da qui giustificò la sua riluttanza a impegnarsi.
(credo che il giorno dopo si trombò di nuovo la G.Z. o forse se l'era trombata la sera prima. Boh)

Poi chiamo ex-moroso, alle cui telefonate non rispondo mai, ma alla terza di fila cominciavo a sentirmi in colpa.
Allora gli chiedo del weekend che si appresta ad affrontare e lui mi fa i nomi di tutti tranne quello della scaricata. Il nome lo aggiungo io, d'altronde è stato lui per primo a scrivermi che sarebbe partito con Tizio, Caio, Sempronio e la Scaricata! Poi ho capito, doveva esserci nei pressi la G.Z., insieme ad altri loro colleghi. Abbassa la voce e mi dice:
Ex-m: "Si, ma mi sa che alla Scaricata devo chiarire un po' le cose"
Io: "Perché? (oramai ho deciso di rimanere neutrale peggio della Svizzera) Sta diventando un po' esigente?"
Ex-m: "Si, troppo. Non va bene così".
Io: "Portati lo scafandro".

I casi sono due.
O lui si sta facendo la Scaricata e la G.Z. contestualmente, o la Scaricata nutre per lui illusioni non giustificate (ella non sarebbe nuova a comportamento simile, d'altronde io insegno come neppur lui sarebbe nuovo a comportamento simile, però la seconda ipotesi mi piace di più).

Questo mio ex-moroso, dopo il deserto dei Tartari vissuto prima di me, dopo me (non voglio sapere cosa sia successo nel frattempo, anche se ho un palco di corna pazienza, basta che gli attori che vi recitano sopra siano bravi e io non sappia mai un cazzo) si continua a mettere in situazioni ambigue una via l'altra. Sarebbe un ottimo caso per un analista.

Mi ha divertito sentire una campana prima e immediatamente dopo l'altra, facendo la finta tonta!
Però ora che ne ho scritto mi sento una cretina. E allora poi tanto "finta" mi sa che non lo sono.

lunedì 27 aprile 2009

non posso fare a meno di scrivere che (sciocchezzuole)

è stata una giornata uggiosa e noiosa, piena di lavoro da qui al 2028, in cui le mie belve non sono per niente empatiche e non mi cagano di pezza, dove mia madre mi ha dato in mano dei documenti tipo cud e red con cui mi pulirei volentieri il vetro della portafinestra (grazie pioggia del cazzo che lo sporchi), e io qui.

domenica 26 aprile 2009

(a)normali dinamiche tra amiche da prima media (una mezza invidia verso chi ha il pene)

Visto che nessuno ci ha capito un cazzo, aggiungo.
ANTEFATTO.
Una sera le mie due migliori amiche vogliono venirmi a trovare. Io dico loro di no, perché sono stanca, dolorante e di pessimo umore. Non vengono.
Quella stessa sera mi suona alla porta ex-fidanza e a me prende un colpo. Non posso mica cacciarlo. Ma la sua visita estemporanea non mi fa piacere.
Le altre due amiche però s'incazzano. Con me! Perché loro sono state perentoriamente consigliate di non passarmi a trovare, però poi io mi sono beccata la visita non programmata di ex-fidanza. E sono convinte che io sia stata felice di averlo visto.
In realtà io agognavo al fatto che si levasse dai piedi per andare a letto.
Forse così è più chiaro?

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Mi scuso con il marito della mia migliore amica che si è beccato, per causa mia (non colpa, causa, perché c'è una bella differenza), delle pippe mentali da para(noia)-olimpiade, lui mi scrive: "Le ho detto di piantarla, ché le medie sono finite".

Ho due amiche che conosco dalla prima media, alle quali sono legata moltissimo.
Ho anche un ex-fidanzato con muliera che conosco dalla prima liceo.
Ho un'amica psico(patica)loga (scheeeerzo! Lei legge il blog, devo scriverne sempre bene, che è difficilissimo) che vedo molto e con cui si fa una reciproca seduta di analisi (quasi) settimanale.
Poi ho altri, molti, amici.
Per fortuna.

Nel cervello delle mie due amiche della prima media (a.p.m.) si svolgono processi che sarebbero degni di studio.
Uno a caso,l'ultimo.
Ex-fidanza si presenta alla mia porta a sorpresa (no filtro citofono), non gradito in quel momento (perché ero proprio stanchissima e di umore orrendo), in un giorno in cui avevo cassato loro due a.p.m., e succede la tragedia. Una non ti vuole parlare, l'altra non risponde agli sms. Io, da persona psichicamente sana, non capisco il perché e mi chiedo se ho fatto qualcosa di sbagliato. Non mi capacito. Non trovo nulla che giustifichi.

Preoccupata dalla mancanza di segnali di vita, casso un appuntamento con un'altra amica (quella di questo post qui), che per l'appunto mi doveva far vedere la pietosa registrazione di un programma dedicato a lei in cui compaio: al fine di indagare un po' con una delle due e cercare di capire se sono vittima di allucinazioni persecutorie o no.

Chiamo l'a.d.m. uno, colei con cui andai a vedere XF.
Lei tranquilla, come va e come non va, in un primo istante me la bevo anche, poi però mi si alza l'antenna. "Ma ti sei incazzata?", mi dice di no, insisto, insiste che no, e allora le dico: "Incazzata no. Ma...?" e apriti cielo. In tutto ciò mi dice: "Io non ce l'ho con ex-fidanza, lui è liberissimo di comportarsi come vuole", altro campanello d'allarme. Scopro. Ce l'ha con me! Perché non è vero, come io sostengo, che non mi ha fatto cosa gradita, anzi! Mi ha portato serenità!

La serenità era tale che gli avrei volentieri mollato un calcio nel culo e l'avrei rispedito a casa.
Ma lui niente, mica sente ragioni, fa ciò che secondo lui è meglio per me, e basta. Io subisco. Non riesco a dargli dello stronzo e a buttarlo fuori, perché so che mi vuole un mondo di bene, e so anche che una cosa così non me la perdonerebbe, ma da qui a dire che ogni volta che si presenta senza avvertire io zompo di gioia, ce ne vuole.

Io ripeto queste cose a billion time all'a.d.m. uno, ma non mi ascolta, questo è l'assunto immodificabile da cui parte. Poi si tranquillizza lei, poi io, poi la finiamo lì. 
Manca a.d.m. due, a cui scrivo un messaggio comunicandole le stesse robe. Lei è di certo meno incazzata, ma il suo meno incazzata, causa caratteraccio, la rende comunque più acida. Mi scrive che ne parleremo quando ci vedremo o anche mai più. Mai più?! Ah, bella così, facile!
Struzzo come al solito.

Le ho convocate per settimana prossima, una sera a loro scelta, e porcaputtana non ho intenzione di farmi appioppare emozioni o sentimenti che non mi appartengono. Esigo da tutti, in special modo da loro che mi conoscono da così tanti anni, il rispetto delle mie scelte. Esigo da loro che io sia creduta. Questa lungherrima amicizia presenta delle crepe, e se non ci metto lo stucco si disgregherà. Il solo fatto che abbiano preferito stare in silenzio piuttosto che mandarmi affanculo, non va bene.
Mi fa incazzare un po', ma più che altro mi provoca delusione.
Forse ha ragione lui, il marito: sono ferme a dinamiche delle scuole medie.

P.s. c'è l'amica psicologa che mi farebbe scrivere "siamo", che più che tre amiche sembriamo tre fidanzate, che anch'io ho i miei scleri ingiustificati (falso!), ci chiama con scherno "le tre suocerine".
La stronza mette dentro anche me! [ops, ne dovevo solo parlare bene]
Ovviamente rifiuto la sua interpretazione, chiaramente non ha le idee chiare. Eh.

P.p.s. alle volte invidio i maschi e i loro rapporti d'amicizia, forse profondi altrettanto, ma senza il bisogno di continue condivisioni di pensieri, momenti, emozioni.

mercoledì 22 aprile 2009

un tranquillo mercoledì da iracondi

Il mio anziano amico Casanova mi dà un passaggio.
Ce la raccontiamo un po'.

Lui ha rischiato, poche ore prima, di ammazzare di botte un suo vicino, che ha tirato uno schiaffo alla figlia (vent'anni e passa) a causa di un appunto da lei fatto (stava facendo fare la cacca al cane sul posto macchina di lei, io avrei tirato sotto lui, altro che scendere e fargli l'appunto), inseguendola fino in ascensore. Fortuna che Casanova non è riuscito a entrare in casa del vicino.
Tra i due c'è già una denuncia e una contro-denuncia. Perfetto.

Io vengo chiamata al telefono dall'ennesima amica che mi stressa per il compleanno, per il fatto che io non abbia voglia di festeggiare, "allora facciamo un salutino", ma porca troia ho detto no, no e poi no, poi metto giù e guardo Casanova sconsolata.
Mi dice: "Lo fanno per te", gli rispondo che se lo facessero per me, mi dimostrerebbero più rispetto, e rispetterebbero la mia scelta. E' un periodo del cazzo (sempre in questa stagione, sempre) e non ho voglia di indossare maschera e paarrucca, facendo finta che tutto vada bene.
Mi dice: "Hai sacrosanta ragione".

Il giorno del mio compleanno Casanova mi farà recapitare dei fiori.
Sono quasi certa.
Non sarà invadente, mi lascerà la libertà di buttarli nel cestino, non si farà vedere.
Ha vent'anni più di me, ma ci si capisce al volo.

p.s. stamani sono arrivata in ufficio e la prima cosa che ho fatto è stata la spesa online. Tutti entravano e commentavano. Immonda voglia di mandare affanculo tutti quanti, ma con a fianco una brava collega a cui chiedo scusa se dico "cazzo" (il mio linguaggio portuale ha subito modifiche sostanziali da quando mi lavora a fianco), non potevo e allora spiegavo. Se si fa lavorare una disgraziata fino a notte fonda per tre giorni, non ci si può aspettare altro.

p.p.s. perché domani temo che manderò affanculo un dirigente? Sarò preveggente? Spero che anche no, se no poi mi troverò a fare un post ogni 5 minuti e a conoscere tuìtter e quella roba lì del micro-blogging.

p.p.p.s. "Guarda, è quella - dico io - la mia vicina logorroica!", "Che faccio? - dice lui mentre sta per parcheggiare - Accelero?", "Dai!!!". Lo ha fatto veramente, 'sta qui ha fatto un salto che sembrava tornata indietro di sessant'anni. Ne ha settanta, e soffre pure di cuore. Bisogna stare attenti con Casanova, ché lui è troppo un burlone anche quando c'ha il cazzo girato.

martedì 21 aprile 2009

ics (ultima puntata)

Capitolo quarto: post-factor

La diretta è terminata, sembra che dentro lo studio siano tutti amici: gente che scende dai palchi e va a salutare questo o quello, "Ma ci sei anche tuuu!", smack, smack. Il numero di femmine rifatte presenti oltrepassa ogni immaginabile percentuale. Il numero di maschi fighetti idem.

Io e la mia amica passiamo dai 45° celsius ai 15°, piccolo shock termico per l'amica che batte i denti, mentre io mi gusto un'agognata sigaretta.
Saliamo in macchina, siamo letteralmente stordite: dal caldo, dal casino ma soprattutto siamo irrazionalmente stordite di felicità. In fondo sono passati solo tre mesi da quando ci eravamo messe in testa questa pazza idea di vedere il laiv.

Oramai la gente si è dileguata, accendiamo la macchina e ci muoviamo.
Fermi tutti!
A 10 metri da noi, dinanzi all'ingresso di un capannone che immagino ospiti Scorie, vediamo colui che, in un'imbarazzante giacca verde, giace come "colui che mi scoperei volentieri" nell'inconscio (nel mio caso: nel conscio) di numerosissime femmine d'ogni età. Il Signor Castoldi, detto anche Morgan.

Abbasso d'istinto il finestrino, mi volto verso l'amica, le dico: "Lo chiamiamo?", lei un po' ride, un po' s'intesisce. Ed è lei quella spigliata, io sono solo un burbero orso bruno con i colpi di sole. Dibattute, la fortuna ci viene incontro: quando ci troviamo a un paio di metri, l'idolo delle folle finisce la sua sigaretta e si avvia verso l'ingresso. Potremmo chiamarlo, ma io sono fatalista. Ci accontentiamo di vedere la sua stramba camminata. 

Adesso dirò una cosa estremamente impopolare, perché sembra stia veramente sul cazzo a tutt'Italia. A me la Simona dalle grosse bocce piace. Mi è simpatica. La trovo vera. Beh, faccia, tette e innaturale colore dei denti a parte.
Sempre secondo il mio modesto parere, quello che più mi sembra che con il successo televisivo abbia perso la trebisonda (solo giustificando ed elogiando l'inedito del suo ultimo cantante in gara, non che effettivo vincitore, si capisce tutto) è proprio mister-come-mi ti farei. Che peccato.



Fine post-factor

p.s. è finito davvero, fino a settembre me ne starò zitta-zitta sull'argomento, e magari da domani o dopo tornerò a rispondere ai commenti e a leggere quei blog che mi sono rimasti indietro. E' che avevo paura di dimenticarmi tutto. E infatti è passata neppure una settimana e già mi sembrano passati quattro mesi. Cielo, che bel dono la memoria. Intendo: quella globale, non solo per le cose a me del tutto insignificanti. Di quest'ultima, a chili.

domenica 19 aprile 2009

ics (quasi alla fine)

Siccome non so cosa fare durante le pubblicità, scrivo.
Con un'attenzione che si può intuire.

Capitolo terzo: ics factor laiv

Lo spettacolo comincia, mi passa Facchinetti a 20 cm e io non me ne accorgo, e già comincio benissimo. Però.
Non starò qui a raccontare il perché e il percome, che forse (forse che forse) non gliene importa niente a nessuno, e d'altronde non importa neppure a me raccontare, perché:
  1. dovrei fare uno sforzo di memoria non indifferente;
  2. le sensazioni e le vibrazioni non sono solo legate ai cantanti, ma a tutta l'atmosfera dello studio, che non riesco a rendere in alcun modo: bisogna proprio esserci in mezzo a quella bolgia per farsene un'idea, io non so come Facchinetti riuscisse a presentare senza sputare le tonsille, perché il casino c'è perennemente, non si quieta mai, e se da casa si sente il brusio, in studio c'è un chiacchiericcio a 20.000.000 di decibel, ed è figo, sembra una roba tipo bar con un cantante che nessuno si fila.
Però.
Vedere gli occhi lucidi di insospettabili, vedere mani che tremano, sentire bordate sulla scrivania dei giudici e accorgerti che è proprio un giudice che procura tal casino (ti chiedi come possa ancora avere i polsi integri), guardare il Sior Presentatore che, mentre il direttore di scena lo chiama durante una pubblicità, lui lo guarda mettendosi a fare passi di ballo alla Micheal Jackson, mentre l'altro urla: "Fraaaaaaaaaaanciiiiiiiiiiiiii, vieni qua!!!", incontrare il mio gancio e prostrarmi davanti a lei che minimizza lo sforzo da lei fatto (quando sai che non è affatto così, ma probabilmente vedeva tante stelline uscire dai miei cecati occhi celesti che si è resa conto di quanto felice fossi), all'uscita vedersi venire incontro il cameramen che ti ha fatto spostare che si scusa (cazzo!!! ci ha fatto spostare in un posto stupendo!), tutto ciò, ecco.

Però.

Fine ics factor laiv

giovedì 16 aprile 2009

ics (vorrei disegnartene una in faccia, idiota)

Capitolo secondo: pre-factor

Siamo dentro questo studio piccino, ma che emozione però. L'angelo biondo ci fa accomodare, ma ci dice (e già lo sapevamo) che abbiamo una poltrona per due. Cioè, un posto ce lo abbiamo davvero assegnato, il secondo no, quindi si spera che qualcuno non si presenti.

Ci fa sedere davanti al primo dei tre palchi, sul lato più esterno, vicino all'ingresso. Chiamo il mio gancio per dirle che tutto è ok e dirle grazie molte. Ma arriva la Sig.na Rottenmeier (stessa pettinatura) che ci impone di spegnere i telefonini. Ecco. La mia amica esce a chiamare il marito per accertarsi della buona salute dei pargoli. Io sento un tipo dietro di me che dice a uno dello staff: "Scusi, sono Tempera. Ma la Maionchi è morta, che non la vedo?", quello dello staff risponde con voce imbarazzata: "No, sarà nei camerini. Scusi, come ha detto che si chiama?", e lui (serafico): "Tempera, Vince Tempera. Sono un amico di Mara".

Mi volto.
Vince Tempera. Lui. Colui che suona coi grandi. Un nome su tutti. Guccini. Saranno trent'anni che vanno in tour insieme. E poi Atlas Ufo Robot chi l'ha scritta? E la colonna sonora di Kill Bill vol.1?
Occchei. Inizio a sentirmi frastornata.
Poi vedo entrare Giorgio Gori, che oltre a essere un presunto amante e un famoso marito, è pure produttore di questa trasmissione. Occhio vivace. Ti credo, io. Una ripassatina pur'io 
[ops - divagazione incontrollabile]
niente, non ho scritto niente.

Torna l'amica, ci chiediamo se sarà possibile mangiare. Lo chiediamo alla Sig.na Rottenmeier? "Quella strega ci dirà di no, ma io c'ho fame!" mi dice l'amica. Sicché (come due sane persone che tra le otto e le otto e mezza necessitano cibo) furtivamente stacchiamo pezzettini di focaccia e un po' furtivamente, poi sempre con maggiore nonchalance, ci nutriamo il minimo indispensabile.
Fa un caldo incredibile e bevo come un cammello.

Tutt'intorno si fanno prove luci, prove telecamere, prove di salti da parte dei ballerini (dietro le quinte, ma visibili), inizia il conto alla rovescia dei minuti, sul palco salgono gli animatori del pubblico che fanno un casino della madonna, e penso che mi piacerebbe proprio fare l'animatrice del pubblico. Se avessi 18 o 20 anni. Ma io a quell'età dovevo ancora raggiungere the fucking's target (nel vero senso della parola), figuriamoci se potevo immaginare di lavorare. 
Figlia di papà? Letteralmente si, metaforicamente no. Ma cresciuta in una piccola città dove non si poteva neppure pensare di mancare qualche anno di cazzeggio universitario. E l'università me la pagavo io, così i testi, così le vacanze. Ma avevo un po' di soldi lasciati dal babbo, e li investii bene. Il cazzeggio è durato più del previsto.

"Vi spiace se vi chiedo di spostarvi?"
Ci voltiamo, è il direttore di scena. Pensiamo entrambe che andremo a finire sul tetto. Ci spiega che altrimenti la telecamera dal braccio lunghissimo non riesce a manovrare. Si scusa cinquanta volte. Poi ci mette attaccate al palco. La persona più vicina che ho a destra sarà la Ventura.
'Sti cazzi. Un ragazzetto viene cacciato dal suo posto (mi sa che anche lui era un immigrato irregolare, esattamente come una di noi due), ma noi ora siamo lì. E non ci sposta più nessuno.
Siamo a mezzo metro dal palco.
Siamo due bimbe.
Siamo emozionate.
[a ridajjje]

"Meno cinque!"
"Meno uno!"
"Trenta secondiiiiiiiiiiiiiii!"
E parte la sigla.

Fine pre-factor

mercoledì 15 aprile 2009

ics (vivo morto o)

Capitolo primo: ante-factor.

Così ricevo 'sta cazzo di chiamata che aspettavo da giorni (con un senso di colpa tale che, ogni volta che lo avvertivo, inviavo un sms solidale per l'Abruzzo, speriamo che Bertolaso ne faccia buon uso di quel fantastiliardo), così ingresso a x-factor confermato, così telefono all'amica F - una dozzina di sms di commento a puntata, a testa, di norma - che gioisce, mentre sta per lasciare le valli e tornare nella città grande. Entusiasmo della madonna, due tredicenni che vedono Scamarcio nudo ne avrebbero di meno.
Due perfette imbecilli, ruolo nel quale ci riconosciamo perfettamente, per altro.

Solo che mentre a me monta l'ansia che qualcosa possa andar storto, ai suoi bambini monta il vomito da macchina: sono costretti a 324 fermate, se smette il bebé comincia l'altro.
Poi giungono in autostrada. Coda.
Lei - ché io la conosco - avrebbe voluto volentieri mettersi a piangere come il bebé, ma poi è solo un collo di bottiglia per lavori stradali e tutto si ricompone. Alle 17.15 mi arriva un sms: "Siamo arrivati, tra vomiti vari, a dopo", così sospetto che il viaggio di ritorno dai monti non debba essere stato cosa facile, me lo narrerà lei più tardi.
[se l'avesse fatto in diretta, avrei avuto un attacco di panico]

Mi viene a prendere, mi narra, io le narro, poi grazie a: 1.San Casanova che mi ha portato a vedere gli studi ben due volte 2.la mia conoscenza dello spaccio Kickers (embé? le fanno anche per i grandi, gne gne) che si trova proprio a fianco, riesco a districarmi tra le vie e a trovare un buco ove parcheggiare. D'altronde sono anche le otto meno un quarto... Siamo solo 75' in anticipo.

In sfigheggio, per la prima volta in tutta la mia vita, non faccio la fila dei comuni mortali, bensì quella dei vippps. Punita, subito.
Io: "Buonasera, siamo X e Y, dovremmo essere in lista" (con sicumera, punizione plus)
Guardia stronza: "Quale lista, scusi? Sarà quella del pubblico, l'altra fila"
Io (pensando subito: c'è del marcio in Danimarca): "No, guardi, ci hanno detto di presentarci qui e di dire che siamo in lista"
G.S.: "Ma quale lista? Mi dica quale lista!"
Io (già con un'ansia che toccava vertici stellari): "Credo quella della Rai"
G.S.: "Crede o ne è sicura?!"
[ma G.S. del cazzo, non c'hai una minchia da fare, c'hai una cartelletta con al massimo dieci fogli, invece di romperci l'anima, non puoi spostare il tuo occhio su quelle cazzo di liste?]
Io: "Ma si, credo sia quella Rai"
G.S.: "Chi vi ha invitato?"
Io: "Una ragazza che si chiama XYZ"
G.S.: "Mai sentita"
[io gli tiro una craniata, ora gliela tiro]

Si avvicina un ragazzo belloccio.
R.B.: "Ci sono problemi?"
G.S.: "Queste signorine dicono che sono in lista ma non sanno neppure quale, mica le posso controllare tutte!"
[ma almeno una, faccia di merda, potresti si! per non dire che su quelle cazzo di liste ci saranno al massimo una sessantina di nomi in tutto! non saranno in ordine alfabetico, ma porcaputtanaporca, chi minchia ha messo te a fare questo lavoro qui?! non sei portato, è evidente!]
R.B.: "Da chi siete state invitate?"
[...e attendo il refrain, invece...]

Si avvicina correndo una biondina con le cuffie e una cartelletta in mano:
B.: "Sono sulla NOSTRA lista, cerca i nomi"
[mai saputo su che cazzo di lista fossimo]
G.S.: "Ah, allora non su quella della Rai, come avete detto che vi chiamate?"
Io (con sorriso forzato tipo cukident, ove la pasta si è inavvertitamente anche incollata tra labbra e denti): "X e Y"
G.S. (a malincuore, ma non lo vedi coglione che non siamo vip vere e che siamo sfigate quanto e più di te e che tu sei il tipico forte coi nip e a 90° coi vip? Lumaca senza guscio.): "Va beh, passate".
[vorrei pestargli di gusto un piede, ma ha gli anfibi e io non ho le Kickers, quindi seguo diligente l'angelo biondo]

Cioè, stiamo entrando nell'ics factor studio. Cioè.
La mia amica infatti inciampa, e poi ha 10 minuti di risata isterica.
Piccolo.
Lo studio, intendo.
Sono affascinata da questo, e da tutto ciò che mi circonda.
Come se entrassi negli appartamenti dei Friends o nello studio di Paul Weston o nella società di Don Draper.

Non è la prima volta che entro in un posto dove si fanno riprese per un programma, ma questo è il primo, vero studio televisivo. Dovevo ricordarmi che la televisione ingigantisce, ma qui dell'ingigantimento si è fatta un'arte. Io lo giuro sulla testa della mia belva anziana: più volte mi sono girata di 90° e lo stesso numero di volte ho pensato: "Quella è vestita (male) come me!". Ero io, riflessa.
Credo che sottolineare il fatto che non sono fisionomista questa volta non mi possa aiutare più di tanto.

Fine ante-factor.

martedì 14 aprile 2009

451 e due anni

No, è che ieri, giorno di Pasquetta, questo blog ha compiuto due anni.
Auguri, piccolo.

E' anche che al piano di sopra due condòmini hanno passato Pasqua e Pasquetta al pronto soccorso per due diverse sfighe. Una si è disidratata a causa di un virus, l'altro ha avuto lesioni sul viso con tanto di punti per una gomma che, mentre la stava gonfiando, è scoppiata.

E' anche che mi sento in colpa a scrivere sul blog in un orario in cui non dovrei.

E' anche che stasera vado a vedere ics factor e non mi potevo proprio trattenere dall'annuncio (si, sono un caso patologico, lo so da molto tempo, penso anche che nei 450 post precedenti sia diventata una cosa piuttosto evidente). Naturalmente farò un reportage alla Toni Capuozzo.

venerdì 10 aprile 2009

sette spose per sette fratelli, mia madre si accoontenta di due sposi per due sorelle (continua a sognare)

  1. Il Cielo Sopra Berlino, che non avevo mai avuto occasione di vedere, richiede lucidità. E a quest'ora io sono un po' opaca. Quindi continuerò domani;
  2. oggi c'era vicino a me una persona davvero felice, e benché non sia stata uno splendore di giornata, un po' di felicità è riuscita a trasmetterla persino a me;
  3. avvicinandosi 'sto cazzo di mio compleanno di merda (che peraltro porta una sfiga cosmica) cominciano le solite indagini: "Maaaaaa... l'attrezzatura per la spada è completa?", "Maaaaaa... non ti piacerebbe un'iPod Touch?", "Maaaaaa... non vorresti una fornitura gratis di sigarette per il prossimo anno?" (si, ok, quest'ultima è un po' inventata, ma è la cosa che più apprezzerei);
  4. il giorno di pasquetta compie gli anni la mia ex-collega Gallina (it's a long story), è circa un anno che la incontrai in una pizzeria della città grande e che decidemmo di vederci. Siamo due vergogne;
  5. detesto chi va via per Pasqua. Da sempre. Ma non ho ancora capito perché. Anche io un bel po' di volte sono andata via, ergo mi detesto anche io, però meno (faccio dei favoritismi, embé?);
  6. sei è un numero insignificante, però un bel verbo: "Sei una merda!", "Sei un mito!" (poi esce Max Pezzali su un'Alfa, appena lo dici), "Sei veramente un pirla!" (sono sicula, è che faccio finta per depistare), "Sei intelligente." (proprio col punto, perché questa frase ha un'importanza mica pizza e fichi), "Sei proprio carino..." (quando faccio la svenevole, ma di solito nessuno mi prende sul serio), e come esercizio di creatività finiamola qua;
  7. sette come le sette sorelle ma anche come Sette Spose Per Sette Fratelli, quindi accendo e confermo: sette è un discreto numero per chiudere.

giovedì 9 aprile 2009

ex-fidanza, un'altra delle buone ragioni per cui è ex (ogni tanto me ne scordo)

Mentre guardavo, sbavando di contentezza, una puntata di In Treatment sul pc, ieri sera verso le 11 mi chiama ex-fidanza. Siccome è successo che martedì avevo la possibilità di andare a vedere ics factor live, ma tre ore dopo l'agognata conferma mi hanno richiamato dicendo che avevano sospeso lo spettacolo per rispetto verso le vittime del terremoto - vittime perché uccise, vittime perché straziate dal dolore della perdita, vittime perché angosciate per il presente e il futuro - allora il cretino mi ha preso un po' in giro. 
E questo ci sta.

Poi il cretino ha detto che secondo lui non era giusto sospendere la trasmissione, perché uno deve avere la possibilità di scegliere, e se vuole distrarsi, di distrarsi pure. Io non sono d'accordo, perché, dinanzi a eventi come quello accaduto lunedì all'alba, non è solo una questione di rispetto, è anche una cosa educativa. E la tv pubblica deve educare, io credo. Cioè, non puoi pensare che martedì scorso è come questo martedì, perché nel frattempo una ferita ha lacerato l'Italia tutta, e sarà una ferita che si rimarginerà lentamente, temo. E magari, se non sei distratto da tre ore di canzonette, hai modo di fermarti un attimo a pensare al valore della tua vita e a quello delle persone a cui vuoi bene. Io spesso dò tante cose per scontate, finché (può essere anche un granello di sabbia, una piccolezza invisibile che mi fa riflettere) penso che no. Niente è scontato.

Da lì è partita un'accesa discussione che alla fine è diventata politica.
Lui con i suoi cazzo di luoghi comuni che mi propina da lustri, io con le mie non-convinzioni, ma con argomentazioni che porcaputtana un qualche senso ce l'hanno.
E allora mi sono ricordata che quando stavamo insieme, ogni volta che c'erano le elezioni, c'era il mese dell'incompatibilità, lui sempre coi suoi luoghi comuni del cazzo e io con maggiori convinzioni ma forse minori argomentazioni (minori, ma sempre superiori alle sue, pari a zero).

Alle 11 e 30 il mio cellulare ha deciso che si era scaricato, e menomale, perché in quella mezz'ora avrò svegliato, con le mie urla da pollastra che cercavano di soverchiare la sua parlantina che inizia molto prima che tu sia arrivata a un decimo del ragionamento, mezzo condominio.

Ho compatito sua moglie, non scherzo. Non ti fa parlare e fa nel mentre quella faccia saccente che spiaccicherei contro un muro di cemento armato. Si, lo so, era per telefono, ma dal tono di voce riconosco quale espressione ha stampata in faccia.
E benché lo adori, meno male che non siamo arrivati al matrimonio.
Mi avrebbe fatto uscire dai gangheri e non so se lo avrei sopportato tanto.
(ma mi sa di no)
(un giorno avrei preso tre carabattole e sarei tornata dalla madre, meglio la sua che la mia, mi avrebbe fatto meno il culo)
(altra separazione triste di una coppia "così affiatata")

lunedì 6 aprile 2009

forse non è serata o forse si

Scrivere un post stasera, quando siti, giornali e tv ti hanno riempito la testa con le immagini di un terremoto che ha avuto effetti devastanti, non è opportuno, forse. O forse si.
Nel dubbio scrivo, come se non avessi altra scelta.

Nel 1997 ci fu il terremoto che investì Umbria e Marche. Lo ricordo bene. Mi sembra che avesse una forza pari a quello di questa notte. Ricordo che vi furono incalcolabili danni e pochi morti, e oggi mi chiedo perché. Forse è una zona meno densamente popolata e certamente non vi furono grandi città coinvolte in maniera così diretta come è stato per L'Aquila.
Le scosse di assestamento andarono avanti per parecchio tempo, circa un mese.
Me ne ricordo bene perché ai telegiornali o negli approfondimenti si continuava a parlare di stati di profonda ansia post-traumatica per gli abitanti delle zone. E io mi chiedevo il perché. 

Tutti, esperti, espertoni o ciarlatani, erano concordi nel dire che si trattavano di scosse da sciame sismico, seguenti a un grande sisma, insomma normali scosse di assestamento. E io mi dicevo: ma se il peggio è passato, perché le persone non riescono a convivere con scosse di minore intensità?
Ho avuto risposta qualche anno dopo.

Stavo lavorando con un collega da qualche parte, e ci trovavamo in una specie di torretta di un ottocentesco edificio, adibito in parte ad ospitare degli uffici di un nostro importante cliente. Solo noi e un altro modesto ufficio avevamo il privilegio di stare isolati dagli dipendenti isterici del nostro clente. Entrambi, io e il collega, eravamo davanti allo schermo del pc, di spalle l'uno all'altro.
Ad un certo punto ho sentito il pavimento ballare, e ho detto a Ciccio di smetterla di fare il cretino pestando forte coi piedi, come si fa allo stadio. Lui, sereno, mi rispose che stavo vaneggiando.
Oh. Cazzo.
Allora mi voltai, e lo vidi immobile, si voltò anche lui con faccia a punto di domanda, gli dissi che era un terremoto e che dovevamo andarcene. Corremmo via, ma lui, anziché seguirmi da basso, salì all'ultimo piano della torretta dove vi era l'altro ufficio, e un po' eccitato urlò che c'era il terremoto, mancò poco venisse calpestato sulle scale.

Scesi di due piani e nessuno si era accorto di niente.
Ma come? Eppure noi avevamo avvertito la scossa in maniera decisa. Poi misi insieme i pezzi. Il fatto di essere a un piano alto, in una torretta isolata e non molto grande, tipo otto, dieci metri per lato, ci aveva fatto sentire il terremoto in maniera diversa rispetto a coloro che lavoravano più in basso.
Si scoprì poi che non fu niente di che, una scossa di scarsa entità a (forse) un centinaio di chilometri. Però.

Quel giorno capii. Sgomento è la parola chiave per riuscire a farmi capire. Ammesso che ci riesca. Sono tornata a lavorare, sono tornata a casa, sono andata a letto, non riuscivo a chiudere occhio. Lo sgomento non mi mollava, era lì in agguato, bastava che la mia mente avesse un buchino libero e vi si infilava. Trascorsi diversi giorni e diverse notti così.

E' così che ho capito cosa significa terremoto.
Ne avevo già vissuti altri due, ma in un'occasione ero troppo piccola, in un'altra ero in Alaska, in un ostello che in realtà era una mobile home in mezzo al niente, e poi sapevo che quella zona era altamente sismica, ma tipo terremoti da 7 o 8 gradi Richter, quindi ero anche preparata. Oscillò per una trentina di secondi il letto a castello per un tot di volte e tutto finì lì.

Invece. Quando non senti la terra sotto i piedi, mentre dovrebbe esserci, ti invade lo sgomento: che non è solo paura, ma qualcosa di molto più distruttivo a livello di testa. Compresi la sindrome post-traumatica dei terremotati, compresi la paura di non avere un punto d'appoggio, compresi l'angoscia che si prova se immagini che le persone a cui vuoi bene potrebbero essere in pericolo.
E' per questo che non vivo più i terremoti con l'auto-difesa del distacco innescata.
E' per questo che oggi è proprio una gran giornata di merda.