venerdì 3 aprile 2009

quando si dice un notizione alla biutiful

Scriverò stranamente veloce e sarò indicibilmente breve per il semplice motivo che questa mattina mi sono alzata a un'ora in cui ad ogni essere umano dovrebbe essere concesso il non-eterno riposo, quindi casco dal sonno. Per dire, quando le tre belve mi hanno visto arrivare in cucina, invece di rompere i coglioni con "pap-pa-pap-pa" (beh, nel loro linguaggio, diventato quasi anche il mio), mi hanno guardato stupefatti e si sono rimessi a dormire. Ho dovuto dargli il cibo da mille milioni di euro a scatola per convincerli ad alzare il culo.
[si, potevo anche lasciarli digiuni, a patto di avere un'assicurazione per la casa che copra i danni da animali domestici non adeguatamente nutriti]
Quindi.

Ridge ha baciato Brooke.
[baciato e pastrugnato]
Brooke non capisce più un cazzo, mi ha chiamato in stato di totale confusione mentale.
Io credo che finalmente.
Cioè, al di là di ogni considerazione etica (che poi, per il mio vissuto zompettante, non posso permettermi di fare), tra questi due, entrambi impegnati da anni, c'era una tensione sessuale da mesi e mesi, direi tipo nove o dieci. Poi l'hanno messa in naftalina, ma si sa, dalla naftalina le cose prima o poi emergono, anche da sole.
[in casa mia succede spesso, almeno]

E Brooke sembrava una quindicenne al primo bacio, e devo proprio dire che l'ho invidiata assai per quello che una persona che adoro chiama "stato di grazia".
E sono felice ne possa godere.
[anche se poi saranno cazzi, non necessariamente intesi come parti anatomiche]

mercoledì 1 aprile 2009

la costruzione di un post un po' perplesso

Diavolo.
Basta parlare di una fellatio dal finale a sorpresa e si impennano gli ascolti.
Allora ho detto: sarà il gugòl che ha fatto tutto ciò.
No.
E quindi non mi spiego bene questa cosa qui. Va beh. Tanto adesso torneranno a posto, gli ascolti.

Volevo scrivere di ex-fidanza, ma stasera no. Troppo impegnativo, intellettualmente.
[non che lui sia intellettuale, lui men che meno, ma dovrei usare troppo del mio intelletto per scriverne, ché devo ancor capire dove sta la fregatura]
Però posso dire che il mio collega caruccio, quello con cui feci una discreta figura di merda settimana scorsa, forse mi ama. Altrimenti ama il quintale della mia capa e mi tocca portarlo in qualche reparto psichiatrico. Tanto per, si sa che poi un difetto glielo troverò al più presto. O meglio, un difetto per me insopportabile.

Oggi una tizia dello staff, contattata da un tizio, contattato da una tizia che è tra le public relations della mia capa, mi doveva far sapere se avrei potuto entrare a X-Factor. Si capisce, giornata di tensione, dalle 8 alle 18 passate 
[al lavoro non ho quasi combinato un cazzo ma, va beh, non c'avevo neppure un cazzo da fare d'urgente, come si sarà capito il mio lavoro ha un andamento lievemente ondivago, più vago che ondi]
fino al laconico sms: "Ti faccio sapere nei prossimi giorni", che mi sa tanto di picche due di.
Pazienza.
[uehhhhhhhhhhhhhhh!!!]

Noooooo, il solito video di X-F...
Allora, innanzitutto finora ne è presente solo un altro, in secondo luogo è bellissimo.
La canzone è di Fossati, che a me piace assai, ma l'interpetazione di questa signorina è micidiale. E non Fossati-comparable perché trattasi di uomo e donna.
E ieri la signorina è stata segata, e mi spiace molto.
Io ascolto sempre la musica in maniera molto superficiale, non sono attenta al testo. Vi presto attenzione dopo un migliaio di ascolti, perché già la melodia mi distrae, se sto attenta anche al testo può capitarmi di tutto.

Come quando andavo in ufficio in centro e aprivo il libro da che scendevo dalla bici al parcheggio della metro, a quando mi sedevo alla scrivania.
Un giorno ho preso un cartello stradale con la testa.
Un giorno ho sbattuto contro una porta a vetri.
Un giorno stavo per cadere tre metri sottoterra.
[ringrazio quegli imbecilli di operai che mi hanno urlato SI FERMI, POTA!, per aver evitato una prematura morte e per non avere transennato il buco dove normalmente era poggiata una grata]

Ma dopo essermi messa in loop un po' di canzoni del programma succitato, ho deciso che questa e "Amandoti" (dei CCCP, ripresa dalla Gianna nazionale), sempre da lei interpretata, sono tra le mie preferite. Secondo me ne sentiremo parlare.



domenica 29 marzo 2009

triviale e disgustoso, attenzione: incidente (forse) di percorso

Le donne si dividono in due grandi categorie: quelle che possono appellarsi del titolo Bocca di Rosa, e quelle che no. Ovvero quelle che con la bocca fanno da movimentato nido all'uccello di turno (poi non diciamo che non sono poetica), e quelle che no. Personalmente non ne conosco una che no, a parte forse una collega, che però credo sia vergine e dunque non fa testo
Perché secondo me lo step fellatio deve seguire lo step amplesso, come lo step amplesso deve seguire lo step masturbo, come lo step masturbo deve seguire lo step struscio animale, come lo step struscio animale deve seguire il bacio e le cose ad esso collegate.
Si, lo so, sono un po' rigida.

Per tornare a monte, le donne si dividono poi in due grandi sottocategorie, ovvero quelle che bevono alla fontana e quelle che no.
Io appartengo alla seconda (sento dagli spalti: buuuuu), sicché prima che la fonte zampilli vengo avvertita. Con (uno a caso) ex-moroso si fa così, nel caso succeda di essere inviaschiati in codesta situazione lui, esalando l'ultimo filo di fiato, mi chiama. A malincuore, sia ben chiaro.
Ma io ho seri problemi col cibo, cioé tipo che non mangio un sacco di robe per l'odore o la consistenza, e non arrivo neanche al sapore. E lo sperma è un po' cibo.

Una volta, dopo aver eiaculato sul suo guscio di tartaruga peloso (ora è un ricordo, solo i peli son rimasti) , mi ha detto: "Ma assaggia! Non puoi dire che ti fa schifo a prescindere!", io gli ho risposto che l'avrei fatto solo se l'avesse fatto prima lui, così dopo un po' in cui ha sperato scherzassi, ha intinto il ditino e assaggiato, commentando: "Avevano ragione, è dolce! Adesso assaggia tu, cazzo"). E non è il sapore, è la consistenza. Che ci posso fare.

Insomma un po' di giorni fa ci siamo visti e, dopo diversi incontri in bianco, l'uccello è atterrato nella mia bocca di rosa. Solo che dopo un certo numero di minuti, mi sono trovata il suo polline in bocca, ma porca eva. Una volta che il giovane ha stillato l'ultimissima goccia (ma non escludo di aver cominciato anche prima) ho cominciato a starnazzare che tanto lo sapevo che prima o poi mi avrebbe gabbato, e lui rideva assai, ma intanto si era macchiato i pantaloni e dunque ha riso un po' meno.

Si sono sviluppate due scuole di pensiero:
  1. ti ho chiamata ma non mi hai sentito perché invecchi e diventi sorda (la sua)
  2. hai mimato il mio nome come Marcel Marceau anziché pronunciarlo (la mia).
Siccome la mia amica Brooke sostiene che lo sperma del suo fidanzato sa di pesce quando lui mangia pesce, e siccome io il pesce - quello che nuota nel mare - mi piace solo vivo, perché l'odore mi fa letteralmente vomitare, ringrazio anonimamente ex-moroso per non aver mangiato pesce quella sera. Era dolce. Ma non mi ha convinto.

venerdì 27 marzo 2009

oggi in tv ho visto qualcosa che mi fa un po' ridere

Quando ho sentito che il Nostro è rimasto defilato, fin quando ha marciato con passo trionfale e commosso nell'auditorium dove si svolgeva il primo congresso del PdL sulle note di "Meno male che Silvio c'è", mi è venuto da ridere. E il buonumore non mi ha lasciato, tant'è che sono di buonumore anche ora, dopo aver passato il pomeriggio a lavorare sodo (cazzo, by the way).

Adesso mi immagino un "Meno male che Uolter c'era" o, più updatato, "Meno male che Dario c'è", o un "Meno male che Tonino c'è", o un "Meno male che Pierferdi c'è" (beh, questo si, almeno per lo sguardo femminile, è l'unico barlume durante la pagina politica dei tg che presenta 'sti mostri ove l'Umbi raggiunge il top - e lo raggiungeva anche quando era giovane, anzi forse allora era persino peggio - eh insomma, il Pierferdi, che bel sorriso, peccato sia un po' lontanino dalle mie idee), e basta che se no si fa mattina.
Cioé una canzone di quasi partito ove non si parla più di partigiani, ma di Silvio.
No, dai, è comico. Ma anche per quelli del PdL, voglio dire. Io credo si vergognino un po'.

Poi magari domani ciliegina sulla torta: il Segretario di Stato Vaticano, rammentando le sbiadite scritte "Dio c'è" di un po' di anni fa, s'incazza con Berlu, e lui risponde: "Sono stato frainteso".
Se non ci fosse il problemino d'incoerenza - con il relativo conflitto di interessi - tra la libertà oggi decantata al congresso e quel testamento biologico che sancisce che una cazzo di persona non può decidere se nutrirsi o meno, secondo me quelli lassù al 56° piano del Vaticano si incazzerebbero davvero, ma pure loro hanno capito che senza compromessi si rischia d'essere riportati ad Avignone. 
Si, beh, ieri ho fatto anche questo sogno.

Uh, troppa politica per i miei gusti.
Allora mi chiedo se cantare (o far finta di) guardandosi in uno specchio (piccino picciò) a tre quarti per vedere se sono gnocca quando canto o no, sia sano.
Il troppo lavoro, Cavaliere, porta alla follia, non all'uscita dalla crisi, mi dia retta.

mercoledì 25 marzo 2009

un ragazzetto nudo nel loft, ad esempio

Uno scalpiccio di zoccoli, ed ecco la collega-cavallo che giorni fa mi annuncia per oggi una nuova riunione: sorrisone, nitrito e, ripartendo al galoppo, si allontana soddisfatta. Mi aspettano tre pischellini universitari che vogliono elaborare un progetto con noi, come esame, a metà tra informatica e comunicazione. 
Pfff.
Pischellini.
Appuntamento per le 14 e 30.

Poco dopo le due del pomeriggio, di ritorno da un saluto al mio amico Ame che è venuto a pranzare con me (ha parlato con un mio collega che aveva già conosciuto, con cui di solito cerco di fare la brillantona, di robe che riguardano l'apparato genitale maschile, e ad un certo punto mi è sfuggito un: "Ma cazzo Ame, che domande fai, questo lo so persino io che sono femmina!", volevo essere spiritosa, ma il collega mi ha lanciato un'occhiata glaciale), ho divagato troppo. Merda.

Dicevo, percorrevo la strada per tornare al mio ufficiolo, quando nell'atrio noto la mole della capa che chiacchiera con alcuni personaggi. Mi urla con grazia: "I ragazzi sono arrivati, aspettiamo solo te, quando sei pronta!", si, ma minchia, un attimo: sono in anticipo di venti minuti, manco il tempo di cazzeggiare un po'? No. Arrivo in ufficio e 543 persone mi dicono: "Ti cerca la capa", ma vaffanculo, andiamo a 'sta cazzo di riunione.
Prima proviamo la sala riunioni piccola: occupata.
Allora andiamo nella sala riunioni mejestic: libera.

Mi sembra di far loro l'esame di terza media, io e la collega-cavallo su un lato, loro sull'altro.
Urca. Ma guarda com'è bellino uno dei tre.
La riunione dura per un fracasso di tempo, due ore e mezza. Dopo un'ora la mia soglia di attenzione si era abbondantemente abbassata, vuoi la digestione, vuoi la contemplazione del grazioso ragazzetto (vuoi che io non rimango concentrata per più di un'ora neanche in un amplesso, per dire).
Poi si arriva all'agognata fine ed ecco che si giunge allo scambio di indirizzi e-mail. Il ragazzetto carino dice il suo, e c'è un numero dentro che comincia per 8, di due cifre. Gli chiedo se è la sua data di nascita, mi dice di sì, e l'idiota - me, of course - cosa fa? Invece di sorridere con leggiadria, altrimenti (senza leggiadria) si potrebbero vedere le rughe, commenta. Che lei in quell'anno c'era già e già faceva cose. Ma cazzo.

Ora può darsi che possa sorgere il dubbio che io sia una mentecatta, vorrei fare chiarezza: certo che lo sono.
Però questo ragazzetto ha solo quattro anni meno di ex-moroso, cosa sarà mai? Quattro anni (più un po' d'altri) rispetto all'eternità. Anche il cavallo faceva i suoi migliori sorrisi, senza neppure nitrire una volta, ma se l'è giocata quando siamo andate sul suo pc per delle cose e sul desktop aveva la foto del suo pupo, hi hi!!!

Faccio per fare un lavoro orribile che mi attende da ore, mi arriva un sms di Casanova che mi chiede se voglio uno strappo. Ci mancherebbe altro che dargli questo dispiacere. Così compatto le mie cose alla bell'e meglio e poi esco. Sapevo che c'era un baffo non a posto, sicché la prendo alla larga e mi rivela che figlia e madre della figlia, ancorché convivente, gli hanno beccato un sms della fidanzata. Tragedia. Però lo rassicuro, perché la figlia s'incazza ma dopo un mesetto gli ricomincia a parlare, mentre la convivente c'ha poco da incazzarsi, essendo che finché non è rimasta incinta è stata la sua amante: saprà bene di che pasta è fatto.

E lui mi ha fatto un regalo.
Ha fatto una deviazione e prima di portarmi a casa mi ha portato davanti agli studi di x-factor. Potevo vedere tutti i cantanti, ma non ho visto un cazzo di nessuno, se non un pezzo di loft che si intravedeva da una finestra. Però il gesto, ecco. Casanova è un donnaiolo impenitente, ma è buono. Cazzo, se è buono. 
[lui dice che è per questo che non si sente di negare la sua virilità ad alcuna]
[io non gliel'ho chiesta, lo sa che mi piacciono al massimo coetanei, ma proprio quando decido per la geriatria]

lunedì 23 marzo 2009

spiega

Sto diventando letargica, è l'unica spiegazione.
Primavera, insonnia notturna, stanchezza cronica. Nein.
Non posso dormire così tanto, e drasticamente segare il weekend e ridurlo a poche ore, e soprattutto, mentre lavoro, avere la testa che vuol crollare a peso morto sulla tastiera.
Mah.

Ora vado a lavarmi la faccia dentro al freezer, ché stasera c'ho da fare.

mercoledì 18 marzo 2009

datemi un martello

Si, si, ho fatto la brillante, poi tra lunedì e martedì l'ho pagata tutta e con gli interessi.
[tié! ti sta bene, furbastra!]
D'altronde oggi presento il lavoro fatto (con circa quelle 8563 modifiche che, in corso d'opera, mi hanno chiesto di fare), e si leva un coro generale di assensi. "Eh, però che bella soddisfazione, no?", la mia capa - versione leccaculo - mi dice. Le rispondo che un'altra bella soddisfazione sarebbe stata andare a letto ad ore decenti e non avere il materiale su cui lavorare che si accumula tutto all'ultimo.
[la furbastra ha chiuso il lavoro alle 20.48, per poi vedersi X-Factor fino all'una e rotta]

E dunque, sapendo di averle suscitato un vago complesso di colpa
[riecco la furbastra]
e sapendola intrallazzata come poche, gliela butto lì: "Capa, dammi un premio, fammi andare a X-Factor". Lei e la segretaria si voltano perplesse e mi chiedono in coro: "A CANTARE???"
[cretine! la scrivente è estremamente intonata, magari senza un'estensione vocale della madonna, ma perdinci, un po' di rispetto]
Le rassicuro, solo a vedere una puntata dal vivo.
Ho tormentato la mia capa tutto il dì, tanto ho capito che i migliori risultati, in materia di fidanzati e colleganza soprattutto, li ottengo per logoramento.

Oggi è stata una giornata bellissima, metereologicamente parlando: c'era una temperatura gradevole, il sole, gli alberi in fiore e persino la città grande sembrava bella.
In fondo sono una romantica, io.
[medio]

Aggiornamento sulle ex del mio ex-moroso, che stamani mi scrive: "Guarda che lei (l'amica comune che se lo è spupazzato, detta anche La Scaricata, n.d.b.) sa che ti ho detto tutto! Alla fine gliel'ho detto che te l'ho detto".
[rif. post 19 febbraio]
Merda!
E io che speravo di divertirmi ancora un po'... Oggi io e la Scaricata ci siamo viste insieme ad altre persone, ma la cosa che mi mette un'ansia della madonna è che mi ha chiesto attraverso un vetro (ché già lei rincasava): "Domani ci sei?". 'Azz. Si, domani ci sono, ma mica mi vorrai parlare di 'sta roba, no, perché già mi sono sorbita i particolari di ex-moroso, trivialissimi, ora non voglio sorbirmi anche i tuoi (la metterebbe sul sentimentale, sicuro). 

La realtà è che ad ex-moroso io sono legata (ma va?!) e mi rendo conto di avere un atteggiamento talvolta materno (talvolta anche animalesco, e so che ci sarebbe molto materiale per uno psicanalista), non so, sarà per la lievissima differenza d'età, invece a lei sono legata più che altro dalla frequentazione obbligatoria (tipo: lezioni all'università - frequenza obbligatoria), ma dovesse capitare qualcosa per cui non dovessi più vederla, non è che la cercherei. Né lei cercherebbe me. Pur parlando di molte cose, pur standoci simpatiche, però abbiamo amicizie più durature e profonde a cui diamo la precedenza.

Dunque le sue pippe su:
  1. motivo per cui mi sono spupazzata il tuo ex
  2. motivo per cui non è andata (a meno che ci siano stati sviluppi)
  3. motivo per cui non te ne ho parlato
non mi interessano.
Ha fatto una scelta, e basta. Ma non voglio essere tirata in mezzo anche da lei, di campana me ne basta una. Mi stressa 'sta roba.

E se domani partisse coi discorsi? Oh cielo, devo riuscire a fermarla.
[post's title]


domenica 15 marzo 2009

la mia usuale coerenza

Ho passato un paio d'ore di sabato a far finta di essere malata, ma in verita (shhhhhhhhhhhh...) ho letto (quasi tutti) i post lasciati indietro.
Però oggi ho lavorato per una buona ora, eh.
Quindi mi sento autorizzata a scrivere.
Peccato non abbia argomenti.
Ergo, taccio.

(sento rumori di fuochi d'artificio, ma sarà un'impressione)
(è la prima volta che scrivo un post in cinque minuti)
(sono very impressed)

venerdì 13 marzo 2009

forse smetto di scrivere (trattenere sospiri di sollievo, ho scritto "forse")

A parte che una prende un giorno di ferie e la mattina si sveglia con il corpo sfaldato, il mal di testa e la nausea. E già ha abbastanza motivi per essere di ottimo umore.
A parte che stamani di nuovo 'sta nausea del cazzo con altri problemucci di cui è schifoso disquisire, e oggi dovevo cominciare il lavoro epico che la collega-cavallo e la capa mi avevano affibbiato. Cioè, cominciare e finire, visto che la deadline è lunedì mattina. Perfetto!
A parte che ho aperto la posta e ho trovato sette mail della capa e cinque del cavallo, cosicché l'ho richiusa all'istante, nella speranza le mail si decompongano.
A parte che la mia diabolica mente ha già trovato una valida alternativa al passare quasi l'intero weekend a lavorare: fare finta di essere malata! Anche se, per dire, domani dovessi essere in splendida forma. Ma poi ho riflettuto, e so che se non lavorerò mi verrà la febbre a 39,3°, inizierò a delirare, mi metterò a piangere perché io sono ipotermica rispetto alla gente normale, e già 38° è un febbrone da cavallo, infine mi spegnerò come un televisore a causa delle tre belve che mi avranno nel frattempo attaccato qualche batterio mortale.

Questa era la premessa.
Quel che segue lo svolgimento.

Ho sempre avuto una auto-disciplina stranamente forte per quel che riguarda queste paginette blu. Siccome credo che una persona che scrive debba prima di tutto leggere, se non mi tenevo aggiornata, almeno relativamente, sui miei feedati blog, non scrivevo per auto-punizione.
Ultimamente invece mi sono fatta prendere dalle eccezioni.
Mi sono resa conto che è quasi un mese che non leggo quasi niente.
Sono presa dallo sconforto.
E va bene che sono stanca e insonne, che lavoro più di ciò che mi piacerebbe fare, che ho avuto sbattimenti imprevisti, che canto troppo e se canto o ascolto musica ciao, che ho visto di più gli amici, che devo prima chiamare la mia amica veterinaria che è prioritaria rispetto a ogni genere di lettura, che di qua che di là, ma cazzo. Un mese.

Quindi stasera partorisco questa noticina per poi assentarmi dalle scene mondiali fino alla completa lettura dei feedati blog (ma qui hanno scritto come folli, in sole quattro settimane, santocielo), il che mi istiga a lasciare il lavoro da parte per la lettura blogghesca, no, non è vero, mica l'ho scritto, è l'inchiostro invisibile che fa brutti scherzi.

Beh.
Tutto sommato potrei tornare in scena lunedì (hanno spostato X-Factor a martedì, eh), se fossi molto diligente, ma io sono umile, sono al massimo una dilipersona. Quindi o non torno per sei mesi, o torno e lavoro un cazzo, o torno raccattando una qualsiasi scusante, arte nella quale sono ferratissima, pur non essendo un cavallo. Merda, il cavallo-collega torna sempre, sotto forme sempre assai diverse. Mette l'ansia la sua continua, impalpabile presenza.
Sta' a vedere che ora tiro il piumone a lato e trovo la testa di un cavallo morto sul cuscino.

Sta' a vedere che adesso che mi sono fatta paura da sola dormo sul tavolo di cucina, accanto alle bestie e ai loro batteri.

mercoledì 11 marzo 2009

breve, stavolta, forse

Dopo le papagnate con cui ho riempito il blog, vedrò d'esser breve. Per punti, s'intende.
  1. è tornata la collega-cavallo dalla maternità, e mi sono già sparata ore e ore e ore di riunioni (a lei piacciono moltissimo le riunioni), tanto che domani mi prendo un giorno di vacanza, ché sono già stressata, che poi non è che ti metta pressione addosso, nooooo, macché! Oggi mi ha sbolognato un tale carico di roba da fare che rappresenta più o meno tutto ciò che ho fatto da quando sono nata, poppate comprese. Speriamo sia inseminata di nuovo il prima possibile;
  2. ho riacquistato il gusto dell'ascolto della musica, che uno dice vabbè, ma chissenefrega, invece io ne sono felice, mi mancava, il problema è che canto tutto il giorno;
  3. problema non certo mio, ma altrui, a pranzo i miei colleghi volevano farmi mangiare un cinghiale intero come Obelix pur di farmi stare zitta;
  4. visto ex-moroso, abbronzato. Essendo una semi-specie di albino, credo sia la prima volta che l'abbia visto di codesto colore. Non mi ha parlato della GZ né io gli ho chiesto alcunché (sono anche certa che ci contasse, ma io sono un po' bastiancontrario, e poi mi sono resa conto che l'argomento mi amareggia), in compenso mi sono sorbita la sua insoddisfazione lavorativa (due coglioni) e qualche pettegolezzo simpatico, ma niente de che di cui sia sugoso narrare;
  5. "Il nostro concerto" è una canzone che mi emoziona, in qualsiasi versione, pensare che mia madre ha il 45 giri originale di Umberto Bindi;
  6. si, beh, non vorrei essere fraintesa, ascolto anche cose più recenti, eh;
  7. l'altro giorno è stato qui mio cugino, e mi ha chiamato Paciocca, e io avevo 12 o 13 anni, e lui 22 o 23, ed era il mio idolo, e tutti dicevano che ci somigliavamo tanto (facile, visto che io ho preso dalla mater's familia e lui altrettanto, e sono i nostri padri che sono, erano, fratelli), e vista la mia mole di allora coniò questo nomignolo, e risentirlo dopo lustri chiamarmi così mi ha un po' commosso;
  8. forse devo specificare che vedo mio cugino pochissimo, un po' perché sta lontano, un po' perché lavora un sacco, un po' perché quando abbiamo giorni di ferie col cazzo che vogliamo trascorrerle col parentado, un po' perchè quella volta che vorremmo, non si riescono a incastrare i tempi;
  9. come da titolo volevo essere breve;
  10. come da titolo, "forse", si sa che la sintesi clorofilliana non è tra le mie più spiccate doti;
  11. chiudere col 10 mi ricorda i 10 comandamenti, ordunque chiudo con l'undici che è un numero gemello, da mettere al polsino.

domenica 8 marzo 2009

storia di due che vogliono trovarsi su strade diverse

Alle volte sono proprio piccoli gesti che ci fanno pensare che qualcosa di grande sta accadendo.
Il tocco di una mano su un polso è un gesto da niente, però.
Però alle volte diventa gigantesco, e può scatenarti molte riflessioni, troppe, forse.

I fatti erano semplici e scarni: un uomo e una donna, che a pelle non si sopportavano, si erano trovati a condividere lati del carattere, idee, comportamenti. Questo li aveva avvicinati, fin quando la distanza era venuta totalmente a mancare e si erano baciati. Due volte.
Lui, con la sua tribù di compagna e figli, e lei, sola.
Lei sperava fosse uno stupido fuoco di paglia e una volta resasi conto che si era sbagliata, e di grosso, aveva cercato di nascondersi, di farsi piccola e inconsistente: non voleva sulla coscienza una storia così, non voleva fare l'amante, non voleva minare le basi di un matrimonio.
Lei non era una sfasciafamiglie, e cazzo! Doveva dimostrarlo.

Ma quel tocco. Quel tocco le aveva spedito il cuore direttamente in gola.

Lui, dal canto suo, teneva molto a non macchiare il suo ruolo di marito e padre (quasi) modello, e il giorno in cui si era recato nell'ufficio di lei per mettere le cose in chiaro, non credeva ne sarebbe uscito completamente frastornato. Si era ripetuto cento volte che era stata lei a baciarlo ma, mano mano che lo ripeteva, avvertiva scricchiolii sempre più striduli, e allora aveva pensato anche al secondo bacio, che era stato lui a darle. Ma ogni uomo al suo posto avrebbe fatto la stessa cosa, la voglia di conquista è insita nell'animo maschile, si diceva.
Questa considerazione, neppure avesse trovato il Santo Graal, gli aveva fatto fare pace con sé stesso.

Ma quel tocco. Quel tocco aveva rimesso tutto in discussione.
Aveva sentito un'emozione così forte da volerla prendere tra le sue braccia, lì, subito. Solo la presenza della folta schiera di colleghi lo aveva fermato.

Il collegamico, con cui era tornato nel proprio ufficio, aveva sentenziato:
"Penso che sei nella merda. Che ti stai innamorando".
Un colpo basso, quello. Possibile che gli altri pensassero di leggergli dentro più di quanto egli stesso non fosse in grado di fare? Era forse così trasparente? Mandò Enrico, il collegamico, a fare in culo con violenza, era uscito dal palazzone con una rabbia esplosiva in corpo. Verso lei, verso lui, ma soprattutto verso sé stesso. Invece di andare a prendere la metropolitana, aveva camminato a lungo, con passo veloce, sperando che arrivasse un'altra considerazione salvatrice che giustificasse il suo comportamento e le parole dell'amico.

Dopo più di due ore, aveva smesso di sperare.
Merda. Il desiderio verso di lei si era materializzato proprio con quel doppio bacio. Forse era solo desiderio, allora? Forse era solo alla ricerca di un'emozione che gli desse una scarica di adrenalina, dopo anni di routine? Oppure l'amico ci aveva visto giusto?
Non capiva, non ne aveva i mezzi. Il desiderio offuscava qualsiasi possibile implicazione sentimentale.
No. Così non va bene. Sono un uomo adulto, per dio, io questa cosa la devo affrontare e chiarire una volta per tutte - così pensava. Doveva solo trovare il modo, e mentre riaccendeva il cellulare e vedeva le tre chiamate da casa, ché si era fatto tardi, gli venne l'idea.

Il giorno seguente, alle sette di sera in punto, lei usciva dal palazzone e, accendendosi una sigaretta, si avviava a casa di un'amica da cui avrebbe cenato, ma soprattutto con la quale avrebbe parlato della situazione assurda che stava vivendo. Il solo pensiero di poter condividere i suoi pensieri e le sue ansie, la facevano sentire più leggera.

Lui la vide da lontano. Era più di un'ora che l'aspettava semi-nascosto in un bar lungo il suo abituale itinerario, quel cambio di direzione lo mandò nel panico. Uscì correndo, percorse a gran falcate quei cento metri che ormai li separavano, arrivato a qualche metro di distanza le urlò: "Aspetta!".
Lei sentì una sensazione simile a quella provata una volta da bambina, quando si appoggiò sopra un tavolo con troppa energia, e la dozzina di uova che stavano sopra rotolò a terra. E quante ne prese da sua nonna. 
Lui le mise, con fare amichevole, una mano sulle spalle, ansimando per la corsa, e con gli occhi incollati all'asfalto le disse: "Io e te dobbiamo parlare".

Le dita che tenevano la sigaretta tremolavano un po'. Lei cercava un auto-controllo faticoso. Si voltò di scatto e lo guardò dritto negli occhi, liberandosi dal suo braccio.
"Dimmi".
Cazzo, ora lui l'aveva davanti e la guardava come un animale raro. 
Cazzo, di nuovo preso in contropiede. 
Lei cercava la dolcezza dello sguardo, ma vedeva solo gli occhi di un uomo spaventato, che non aveva ancora aperto bocca.
"Dimmi", gli ripetè con tono frettoloso.
"Non fare la dura con me, non c'è bisogno".
"Non faccio la dura, hai detto che mi vuoi parlare, devo correre da un amica che mi aspetta per cena, dimmi cosa cazzo c'è!": merda, era stata un po' aggressiva, non voleva. Non poteva.
Lui aveva sorriso, stavolta era stato lui a stanarla.
"Vedi? Se sei aggressiva vuol dire che qualcosa c'è di cui parlare".
Spazientita, ma più che altro impaurita - quella stramaledetta dolcezza era tornata nel suo sguardo, e lei si sentiva infilzata da parte a parte - gli aveva risposto:
"Ci siamo baciati, non ne fare un dramma, era solo un capriccio di entrambi", e per qualche decina di secondi regnò il silenzio. "Ora devo andare, scusa", si voltò per proseguire sulla sua strada, fece un paio di metri con una tachicardia che credeva di rimanerci.

Dopo un po' si voltò, lui non c'era più, e allora permise a due lacrimoni di scendere. Non fece tempo a darsi, a voce mica tanto bassa, dell'emerita imbecille per più di dieci volte, e se lo trovò davanti. Ma come aveva fatto? Ma chi aveva davanti, il mago Houdinì?
"Che piangi a fare? Vieni qui" e di colpo l'aveva abbracciata stretta. Lei non era neppure riuscita a opporre resistenza, e mentre ricacciava le lacrime indietro, quelle invece si moltiplicavano, ma con quell'abbraccio era passata dalla sensazione di essere sola al mondo, ad uno stato di completezza. Gli erano venuti in mente i romanzetti Harmony della sua adolescenza.
Lui l'aveva guardata dritto nel fondo degli occhi. Non gliene fregava più niente di essere controllato, inopportuno, scoperto. La baciò. 
Tutto il resto del mondo, la città, i passanti, le auto nervose, la sua vita, la vita di lei, erano al di fuori della loro bolla di felicità momentanea.
Una bolla, come quelle di sapone.
Pronta a scoppiare al primo alito di vento.

[donne: festa delle. Io ho festeggiato vedendomi la Littizzetto circondata da tre bellimbusti, e tra Ghini e Scamarcio non c'è confronto, Ghini forever]

[questa credo sia l'ultima puntata, ma mai dire mai]

giovedì 5 marzo 2009

dialogo smssistico tra due ex (la scemenza non ha età)

Ore 22.52. Riiiing. Sms.

Ex-fidanza: "Che palle di tempo"
Io: "Ma siamo insieme in un ascensore e io sono disorientata, che mi parli del tempo?!"
Ex: "Esatto e qualcuno dovrebbe decidersi a schiacciare un cazzo di piano, che palle!!!!!"
Io: "Vado all'uno, grazie"
Ex: "Tutto 'sto tempo per un piano?!?!? Facciamo almeno due"
Io: "Scusi, ma lei è proprio pirla, non si è accorto che non arrivo ai tasti?!"
Ex: "Allora andiamo al -1, ci arriva?"

Ore 23.42.

mercoledì 4 marzo 2009

storia di due a una macchinetta del caffé

Arrivano a martedì quasi senza vedersi, a parte un lontano avvistamento - reciproco - in pausa pranzo.
Lei ha fatto i capricci con la collega per cambiare direzione, affinché non si trovassero nello stesso posto. La collega, ignara, l'ha accontentata. Ha passato giorni a studiare percorsi e orari alternativi, fortuna che l'azienda è grande, ci mancherebbe che una botta di sfiga mandasse tutto il suo meticoloso lavoro all'aria.
Lui non l'ha cercata, non ha fatto però nulla per evitarla. E ogni volta che percorreva un corridoio in cui sapeva avrebbe potuta incontrarla, senza accorgersene, rallentava il passo. Finché realizzava, si dava del coglione, si ripeteva ogni volta che in fondo non era stato nulla, se non un inciampo.

Martedì lei è costretta ad arrivare in sala riunioni per prima.
Deve verificare con l'informatico di turno che proiettore e portatile funzionino, mettere sul tavolo le copie della mini-dispensa che ogni volta prepara, perché ricorda sempre le parole che sua madre le ripete da quando è nata, "verba volant, scripta manent", e cerca un modo per tenere l'ansia a bada. Di solito litiga con il tecnico perché non funziona mai un cazzo, e quello già sarebbe un antistress o quanto meno un diversivo, ma oggi funziona tutto magnificamente. Cazzo.

Lui è il primo ad arrivare, con il suo inseparabile collega Enrico. I due provengono da due luoghi ben diversi, si sono conosciuti alla prima tornata di selezioni, entrambi da poco arrivati nella grande città dove c'è lavoro. L'azienda cercava tre persone con un certo profilo, su circa un centinaio lui ed Enrico ce l'hanno fatta. Hanno legato subito. Enrico parla poco ma si guarda molto intorno e, quando apre bocca, di solito tutti gli altri la chiudono. Molto autorevole.
M si sente sicuro di sé, anzi, lo crede. In realtà si sente sicuro perché c'è il collegamico, come i bambini verso l'inizio dell'adolescenza che si sentono al sicuro solo con l'amichetto del cuore, è impossibile che accada qualcosa.

Tuttavia.
Quando lei avvista dal vetro da cui è chiusa la sala che M ed Enrico sono lì lì per entrare, si sente un po' smarrita, un po' delusa, un po' incazzata. Facile giocare così, pensa, con qualcuno che ti para il culo. Lei si è ormai anche persa l'informatico. Però perché delusa? Cosa sperava? Che lui arrivasse in anticipo e le ripetesse ancora: "Houston, abbiamo un problema"? Che lui la guardasse con la dolcezza di quello sguardo che, caffé dopo caffé, l'ha resa vulnerabile?

Invece M entra, lo sguardo a lei sembra beffardo. Ma cretino, pensi davvero di essere riuscito a mettere tutti i tasselli a posto? Allora perché in pausa pranzo ho visto il tuo sguardo fermarsi nel mio? Credi che il tuo compare possa davvero salvarti? Non vedi che, ben piazzato com'è, è in realtà solo un paravento di carta di riso?
Lui no, non lo crede. Crede di essere salvo e basta. Ed è solo una coincidenza che lui ed Enrico siano arrivati al corso insieme. Certo, una coincidenza a seguito di una mail che chiedeva: "Andiamo al corso insieme, così prima ci prendiamo un caffé?", ma questo particolare neppure lo ritiene degno di nota.

Lei saluta con eccessivo entusiasmo, e inizia a realizzare che ce la deve mettere proprio tutta per non deconcentrarsi. Non dalla lezione, bensì dalla strategia di comportamento. Non vuole casini, non ne vuole creare. M ha famiglia, cazzo, cazzo, cazzo.
L'arrivo tempestivo degli altri partecipanti al corso la salva dall'eccessivo controllo su sé stessa.
La lezione scorre liscia, dura persino meno del solito. Eppure l'argomento trattato era ampio. Cosa è mancato?

Lui. Lui è assente. No, lui c'è, lui ascolta. Cerca di concentrarsi, di immagazzinare le informazioni, di decifrare i disegni e i grafici della dispensa. Solo che: non gli esce mezza parola polemica. Non la contraddice, così come è sempre successo. Mano mano che la lezione fila via, lei sente le note della marcia trionfale dell'Aida. Si sente una dea. Fragilissima ed estremamente contraddittoria. Ma che razza di dea è, una così?

Alla fine anticipata, lei invita - se ti pari il culo tu, me lo paro anche io - tutti i presenti per un fantastico caffè della macchinetta: "Offro io, gente", mette dentro la chiavetta e porcaputtana il display segna un euro e cinque centesimi. Ci stanno quattro caffé e loro sono ben di più. Mentre dentro di sé cerca una soluzione, mentre sente una figura di merda incombente, una mano prende il suo polso e le fa tirare via la chiavetta, "Lascia, ci penso io".

Ma no, ma merda! Era filato tutto così abbastanza liscio... 
Volta il viso, ritrova in un millisecondo la dolcezza di quello sguardo, che subito lui distoglie dal suo, per rivolgerlo al tastierino della macchina del caffé.

Lei arretra.
Si sente fregata.
Lui distribuisce caffé.
Si sente fregato.

martedì 3 marzo 2009

non si fa come me

Io di solito commento e poi mi dimentico di seguire il decorso del mio commento.
Ecco, siccome ho passato l'ultima ora a leggere i commenti all'ultimo post e a rispondere, pregherei la gentile clientela commentatrice

[...scusa Francesco se ti ho rubato
rubini puri dalle tue tasche...]

di leggere le risposte.

Ho lottato contro i miei software inchiodati (roba da poco, tutto Office) come un leone, e in effetti la criniera ne risente. Un parrucchiere sarebbe d'uopo.

Vista amica dalle chiacchieratine veloci (sulle quattro ore), con solito spaccamento del capello in 256 parti. Essenziale momento per qualsiasi donna mediamente intelligente, affinché una settimana si chiuda in maniera pulita.

Vista amica dalla doppia figliolanza, ma la sorpresa è stata scoprire che con pane e Nutella ho corrotto il figlio grande, che mi ha detestato da quando è nato. Ancora non vuole venirmi in braccio, ma sono riuscita a portarlo lontano da mammina, ovvero dalla cucina a questa stanza, saranno almeno ben sei o sette metri, alla ricerca della canzone della carovana e degli indiani, senza riuscire a trovarla. Gli ho proposto "Wherever you will go" dei  The Calling, mio tormentone del weekend, ma sembra che, benché lui la apprezzi, all'asilo sarebbe poco gettonata.

La fisioterapista super-gnocca che mi seguiva si è licenziata. Questo è molto brutto.
Al suo posto è arrivato un fisioterapista maschio. Lui molto, ma molto brutto.
Mai che mi capitasse un figo della madonna con cui fare l'oca. 

[...ricorderai i tuoi giorni felici 
ricorderai tutti quanti i miei baci 
e capirai in un solo momento 
cosa vuol dire un anno d'amore...]

Sto quasi disimparando a farla, dopo anni di allenamento. Che spreco.
Devo trovare qualche incolpevole consulente con cui allenarmi.
Tanto i consulenti non ti rimangono mai troppo tra i piedi.
Un gran vantaggio, eh.

P.s.: lo so, lo so, ma o scrivo o sento la musica, se voglio fare entrambe le cose le contaminazioni musicali sono assicurate. E stasera non potevo evitare proprio.

P.p.s.: lo so, lo so, aggiornerò su quelli che litigano, ma devo raccogliere ancora qualche elemento e soprattutto analizzare le sfumature colte [non nel senso di dotate di una certa cultura, nell'altro senso]

P.p.p.s.: ho letto che l'80% dei tradimenti è smascherato attraverso la lettura del telefonino del compagno. Io l'unica volta che ho provato a spiare, quel bastardo aveva spento il telefono con pin attivato sulla scheda. Ingiustizia. Neanche avesse saputo che sono una ficcanaso.
[beh, no, non mi conosceva ancora così bene]

sabato 28 febbraio 2009

storia di due che litigano sempre

Non si conoscevano, se non di vista.
E già si stavano, epidermicamente, reciprocamente, sul cazzo.
Poi, un giorno, la lieta novella: lei deve istruire lui su un argomento, ma lui, su quell'argomento, si ritiene già più che istruito.

Quindi, in un clima nient'affatto benevolo, ecco che si trovano in una sala riunioni, con altri colleghi. Lui è ovviamente il saccentone, quello che deve avere l'ultima parola. Quello che contesta ogni sua affermazione. Gli altri colleghi lo conoscono tutti bene, e si divertono a notare come, incontro dopo incontro, lei comincia a mancare di educazione e a perdere un po' le staffe. Lei pensa che sì, d'accordo, è polemica come lui, ma non così cagacazzo! Lui pensa che lei sia stata messa lì giusto per darle un contentino, non si accorge dei propri limiti di conoscenza.

Incontro dopo incontro, rissa dopo rissa, iniziano a capirsi. O meglio, a capire che sono proprio simili, sia per la testardaggine, sia per la forte autostima, sia per la capacità di ridere sopra sulle litigate avvenute pochi minuti prima. Così lei inizia gli incontri di aggiornamento con: "Se M non ha già un motivo per polemizzare...", tra le risatine generali.
I due diventano quasi amici, tutto comincia quando lui le offre un caffé alla macchinetta.
Caffé dopo caffé, chiacchierata dopo chiacchierata, scoperta dopo scoperta sulle tante cose che hanno in comune, il rapporto tra i due bastiancontrario si rafforza.

Lui è impegnato, lei no.
Un tardo pomeriggio, quando la colleganza è quasi già tutta a casa, lui irrompe nel suo ufficio.
La guarda un attimo dritto negli occhi, e poi dice: "Houston, abbiamo un problema".
Lei ha già capito tutto, e spiazza la controparte.
"Si, abbiamo un problema. Baciami".
Lui la guarda con gli occhi fuori dalle orbite, le dice: "Ma sei matta? Io ho famiglia...".
Lei è pragmatica.
"Mi baci, ti levi lo sfizio, scopri che non è niente di speciale, e la finiamo qui".
Lui la guarda, non si muove. Si sente scoperto. Chissà, se lei non l'avesse preso in contropiede, come sarebbe andato avanti nella spiegazione del problema.

Lei si avvicina e, senza abbracciarlo, lo bacia sulla bocca. Cazzo, si sbagliava. Si è emozionata di brutto, ma non vuole fare casini, soprattutto non ne vuole procurare, allora decide di mentire.
"Vedi? Niente di che, è stato solo..."
Non fa tempo a finire la frase, lui le prende all'improvviso il viso tra le mani e la bacia di nuovo. E questa volta il bacio è infinito e bellissimo ed emozionante. Molto emozionante. E l'emozione di lui lei la sente sul suo corpo, è decisamente un'erezione.

Lui si stacca, ed è sconvolto.
Bofonchia qualcosa: "Meglio che vada".
Lei lo guarda, vede il suo viso rosso come non l'ha visto mai, lo sguardo basso da senso di colpa. Anche lei sente il suo viso fosforescente, ma lo sguardo è alto, ha bisogno di osservare per capire tutto. E ha capito che un'intensità così sarà difficile da provare ancora.
Lui gira le spalle, si avvia alla porta, le dice: "Ci si vede martedì", lei, con voce poco ferma, lo saluta. E si chiede cosa succederà e, come ogni donna che si rispetti, fa mille ipotesi. Ma sa che non ci sarà lieto fine.

Lui si allontana. Sente sensazioni contrastanti, un senso di leggerezza, un'esplosione di emozioni forti, il senso di colpa. Si domanda compulsivamente cosa fare, ma non trova risposta. Da una parte rivive emozione e passione oramai un po' sepolte, dall'altra sa di avere la stabilità e la serenità di una famiglia che si è costruito passo dopo passo. 
Felicità e serenità: il solito, maledetto, dualismo.
Non vanno quasi mai di pari passo, e allora è un casino.

Un'altra storia d'amore nata così, quasi per sbaglio, l'incontro di due persone che si è trasformato in qualcosa di magico.
E di estremamente pericoloso.

venerdì 27 febbraio 2009

aifon e modi insani per divertirsi

L'altro giorno sento il mio collega grasso che dice alla mia capa cicciona: "Ti ho portato la nuova scheda aziendale", e lei gli risponde: "Tanto prima che riesca a usarlo quella baracca di aifon...".
Traaaaaaaaaac!
Dalla mia capoccia si ergono due antenne. E chiedo alla capa se le hanno regalato l'iPhone. Lei mi dice che no, che è un gadget di non so chi - natalizio - che le hanno dato come benefit. Cazzo. Dare alla mia capa un cellulare così è come regalarmi pesce e cavolfiori, uno spreco totale.
Quindi provo a convincerla a farmelo dare, ma il mio collega grasso mi guarda (pur sempre con amore) e mi dice: "Quando sarai capa, avrai un benefit così anche tu.", si, sembrava ci avesse messo proprio il punto alla fine della frase.

Poi chiedo alla capa perché lo chiama baracca.
"Perché devo sbloccarlo, mi hanno detto che devo scaricare Tools... E' vero, che tu sappia?"
Adesso. Capa, i tools sono programmini, non è un programma solo, santa pace. Taccio.
Le chiedo: "Ma arriva dall'estero? Perché non mi sembra che in Italia 'sti telefonini siano da sbloccare...", ma lei me lo assicura! Ha già provato a usarlo ma niente, le dice che il telefono è bloccato!

Le dico che Tools io l'ho già sul pc per aver tentato di sbloccare l'iPod Touch della mia fisio (ma a gennaio quel modello era ancora inespugnabile), che se vuole...
Mi si illumina d'immenso, io anche, ché so che non la vedo fino a mercoledì e dunque potrò godermelo un po'.

Lascerò perdere i racconti sui 3 tentativi di sblocco.
Lascerò perdere i 52 minuti che mi ci sono voluti per ricaricare il software originale.
Alla fine mi dico: mah, mettiamo dentro la sim, ché magari non si sblocca perché non ha dentro la sim.
Chiede il pin, lo inserisco, ma niente.
Ho solo altri due tentativi.
Penso che forse ho digitato male il numero, e rimetto il pin.
E magia, il telefono funziona perfettamente. Ed è proprio bellino, anche se ingombrante e troppo delicato per un bufalo quale io sono.

Insomma la conclusione è che ho perso circa tre ore per una cosa da cinque minuti scarsi.
Eppure mi sono divertita.
Ho decisamente qualcosa che non va.
[oltre alla mia cazzo di sim a 128k, maledizione]

martedì 24 febbraio 2009

tre più uno

  1. Ho una cazzo di SIM 128k nel mio nuovo ma già vecchio cellulare che sant'iddio non mi attivano. Sms del giorno, dopo telefonate su telefonate: "Gentile [gentile una sega] cliente, non è stato possibile evadere la sua richiesta per mancanza o incongruenza dei dati forniti". Chiamo il call center. Che incongruenza? "Non lo sappiamo". Scopriamolo! "Non ci è possibile contattare l'ufficio tecnico". Mi passa il responsabile? "Non posso, deve recarsi presso uno dei nostri punti". Minchia, l'ho già detto anche in turco che non posso andarci, maremma maiala. "Provi a sentirli telefonicamente". Una presa per il culo, segreteria telefonica che infine ti dice: "Segreteria piena". Non devo farmi saltare le coronarie, non devo, in fondo sono solo passate 168 ore al posto delle 48 promesse;
  2. la segretaria mi chiama a casa, mentre sono al telefono con questi decerebrati, per farmi fare un bigliettino da inserire nelle bomboniere della figlia di quella grande stronza della super-capa, e per fortuna che ero all'altro telefono se no la ingiuriavo (non ho ingiuriato l'addetto al call center, seppur decerebrato, perché sono stata pure io in un call center, e so cosa significhi, purtroppo. Purtroppo, perché dargli dell'emerito cretino era una soddisfazione che dovevo togliermi;
  3. ho un gran mal di schiena, questo mi sa che influisce. No, perché dopo cena stavo quasi per mettermi a piangere, come la Ventura ieri ad X-Factor, ma poi mi sono auto-ingiuriata, e ho fatto un gioco che decerebralizza, e funziona;
  4. finisco qui, perché non è vero che tre è il numero perfetto.
P.S. no, tre non è il nome della compagnia telefonica: quella che ingiurio, e tanto, è quella che ti spacca le balle con le pubblicità di Totti e familiari al seguito. Mmmmm, non devo pensarci. Mmmmm.

domenica 22 febbraio 2009

nota a margine

Io e la mia amica sono migliaia di anni che guardiamo il Festival di Sanremo.
Sono migliaia di anni che i nostri cari Amici ci danno delle sfigate. E non sanno che, quando abbiamo potuto, lo abbiamo visto insieme, altrimenti in collegamento telefonico, altrimenti con analisi analitica il giorno dopo.
Adesso facciamo una roba simile con X-Factor, ma ci riduciamo ad un massimo di una decina di sms per parte. Tutto ridimensionato.
Quando ha saputo che non avrei seguito il Festival mi si è un po' depressa (però una sera l'ho quasi seguito, quella dei nuovi che cantavano accompagnati da padrini e madrine, che a loro volta poi cantavano per i cazzi loro).

Insomma ieri il caso ha voluto che fosse il compleanno dell'amica, quindi tutti a casa sua. Per inciso, le ho fatto un regalo meraviglioso: un cd con le canzoni più belle coverizzate ad X-F. Le è piaciuto più quello, secondo me, che il braccialetto (che a me fa cagare, ma io per i monili non ho gran passione, non faccio testo) costato una botta di euri. Ma va beh, sull'acquisto del regalo non ho potuto evitare di affidarmi all'amica tono su tono, e sapevo come sarebbe andata a finire.

Ho divagato.
Eravamo a casa sua a festeggiare, e noi femmine simpatiche eravamo tutte in un ingresso sedute alla bell'e meglio che ce la raccontavamo, ad un certo punto sentiamo insistentemente la parola "Sanremo" e la tv che si accende: una quindicina o più di visi rimbambiti davanti allo schermo.
Il mondo ha cominciato a girare al contrario.

[urla di disapprovazione sia per il trio finalista, sia per il vincitore, povero figliuolo, come se chi vincesse Sanremo, nella categoria degli eletti, avesse una gran carriera davanti, sù, dai]

giovedì 19 febbraio 2009

occhio lungo, anche se cilorbo

Cominciamo con il sopralluogo evitato.
Evitato un paio di balle!
Io mi dilettavo in una graziosa iperbole, quando scrivevo che mi ci avrebbero portato di peso, invece tutto vero. Beccata in ufficio da una coordinatrice, mi dice: "Ma non dovevamo vederci direttamente nel posto X?", e io, quasi balbettando: "Guarda, una sfortuna! Ho avuto problemi di trasporto, non riuscivo ad arrivarci, sono venuta in ufficio sperando che qualcuno partisse da qui... (deglutizione)". "Ti porto io, ma usciamo subito, ché devo fare un salto qui, etc. etc. etc.".
Merda.

Non solo ho dovuto fare il viaggio in macchina con la coordinatrice, a cui ho dovuto fare da navigatore umano, ma poi mi sono beccata anche un'ora e mezza di sopralluogo, naturalmente all'aperto, con una temperatura glaciale che mi ha fatto diventare un orso polare col berretto di lana rosso.

Ma questa era una quisquilia.
Ah, beh, un'altra è che continuo ad andare in giro con un paio di cellulari e mi sento un'imbecille, essendo che entrambi hanno lo stesso numero. D'altronde le "entro 48 ore" per l'attivazione della nuova sim, sono già diventate 53. Gli venisse un colpo.
Ma questa era solo un'altra quisquilia.

Adesso viene il bello.
Invito a rileggere il punto 10 di due post fa, ed eccoci.
Io ci vedo lungo. A pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca sempre, come diceva il Longevissimo.
Ho visto ex-moroso per quattro chiacchiere in simpatia. L'amica comune (amica o conoscente, non so, una via di mezzo) ha baciato ex-moroso, se lo è un po' spupazzato, ma lui mi ha detto: "Comunque l'ho già scaricata".
"Dopo quanto?"
"Mah, è durata tre settimane". 
Ah. Tre settimane. Cioé, fatemi capire.

Un giorno, un mesetto e mezzo fa, io e questa ragazza siamo in una cucina che sciacquiamo le tazzine del caffé, e lei mi dice che si sente apatica. "Cosa posso fare?"
Essendo una del gruppo dello sci, ed essendo ella invitata settimanalmente da un altro amico e da ex-moroso, le dico: "C'è una neve pazzesca, sai sciare, ti piace da morire la montagna, prendi e vai!", ma lei un po' refrattaria. Ma che problema c'è? E mi dice che dovrebbe dormire nello stesso letto di ex-moroso, e mi guarda. "Embé? Al di là che dormire con uno non equivale a trombarselo [altrimenti io potrei vantare di centinaia e centinaia e centinaia di trombate, con un fracco di uomini, n.d.b.], e se anche lo trombassi, pazienza, me ne farò una ragione! Magari riesci pure a levargli dalla testa la Grande Zoccola [da qui amichevolmente chiamata GZ, n.d.b.], insomma non ti fare menate, basta che non rompi il cazzo quando esce con me".

E poi ci pranzo insieme un giorno e ci racconta, a me e alla cricca, che è tutta emozionata perché va a sciare in notturna. Il giorno dopo ci racconta per filo e per segno com'è andata. Solo che dice che erano in cinque e nomina solo tre ragazzi, del solito gruppo dello sci. Mi si alza l'antenna e sono quasi lì lì per chiederle chi cazzo fosse il quinto, ma poi evito, ché mi sembra di farle il quarto grado [quanti numeri]. Solo che, come da punto 10, scopro su fb che il quinto è ex-moroso. E allora inizia a puzzarmi di brutto. Ma io credevo: ex-moroso ha ricominciato a farle la corte e lei è imbarazzata. Nein.
Imbarazzata una sega! Già lo frequentava e già se lo spupazzava! 
Ecco. Ieri ero un po' stordita.

Ex-moroso non è stato parco di particolari. Se la Scaricata sapesse che mi ha detto: "Avresti mai detto che beve?!" (no, non si riferiva all'alcool, ci ho messo quei dieci secondi per capirlo), credo che lo strangolerebbe a mani nude. Ex-moroso mi tratta come il suo migliore amico, non è che sputtana la gente così, ogni tanto devo pure ricordargli che sono donna e pure ex.
Però non giustificava bene perché l'avesse scaricata. Chiedi prendendola larga e stringi il cerchio, ecco la ragione. E lì mi sono abbacchiata. Dopo aver mollato la GZ, traaaac, ci è ricascato per l'ennesima volta. Maporcaputtanaporca.
Questa volta però ha dovuto ammettere che lei "un pochino" [un pochino 'sto cazzo, abbello] lo ha manipolato, e gli ho dato altri spunti di riflessione, e lui non ne poteva più e avrebbe voluto sopprimermi.
Va beh, al solito mi ha mostrato la bestia, ma io oramai sono, dinanzi al suo volatile, come una monaca.
No, dai, scherzo!!! 
In realtà avevo cenato con uno spiedino con pezzetti di peperone, e il peperone mi si riproponeva, sicché ho evitato. [si, alle volte sono leggermente triviale, ma è la verità, eh]

Oggi ho visto la Scaricata, e tutta giuliva l'ho salutata. Non per ipocrisia, mi è venuto naturale. Tutto sommato ha tenuto nascosta una cosa a me -me, me, me, come se a me si potesse tenere nascosto qualcosa a me, no, ma dico - ma è pure stata scaricata e per di più non è neppure riuscita a trombarselo, quindi, ecco, nella visione globale mi sento piuttosto magnanima.
Lei per altro non sa se io so o no, non sa se lui ha cantato o no, e questo è un bel tormentuccio, ma devo dire che le fa anche un po' bene, si fanno scelte, poi un po' le paghi, se no che gusto c'è?

[stamattina mi sono svegliata con loro in testa e mi sono chiesta perché: dopo attente riflessioni, ho capito che un pizzico di gelosia ma soprattutto l'incazzatura per la continua manipolazione della Grande Zoccola mi rendono il sonno tormentato]

martedì 17 febbraio 2009

non posso vederlo, io, la biscia

Quel romanazzo che quest'anno conduce Sanremo.
Mi fa perdere il gusto di Sanremo, a me, che lo guardo da (ehm) taaanti anni. Finora sono riuscita a vedere uno stralcio di Patti Pravo, di Renga, di Benigni, ma diavolo seguirlo così non è seguirlo.

Per altro sto facendo duecentomila cose allo stesso tempo, la mia scrivania ne sta risentendo, ho tre telefoni aperti come cozze, e il problema è che non so quale dei tre prendere domattina: uno è mezzo rotto, uno è vecchio, funziona ma ha la schedina vecchia vecchia, uno è nuovo di zecca (circa 16 ore prima di riuscire ad aprirlo per mettere scheda e batteria, gnucco come una noce di cocco, ma alla fine l'ho espugnato) ma ha la scheda nuova nuova ma col numero vecchio.
Ma 'sta cazzo di scheda ancora non è attiva.
So già che domani avrò lo zaino con tre telefoni e senza chiavetta del caffé. Cazzo.
Poi mi dimenticherò i coperchi dei telefoni a casa, si aprirà il pacchetto di sigarette, una si sbriciolerà e il tabacco si insinuerà nei telefoni (tutti e tre), così nessuno mi cagherà più il cazzo sul fatto che non rispondo mai al cellulare.

Ah.
Domani dovevo fare una specie di sopralluogo.
Siccome non ho voglia per niente, io faccio l'indiana, cioé alzo la penna. Mi presento in ufficio come fosse niente. Mentirò dicendo che non ho mai ricevuto la mail. So già che mi ci porteranno di peso, ma facciamo finta di no.
Sono proprio un po' biscia.

domenica 15 febbraio 2009

mi sembra che per punti vado più veloce, altro che benzina

  1. Ieri ho mangiato come un camionista (dicono che sono loro a sapere i posti dove si mangia meglio), per terminare una torta da 6945 calorie al grammo;
  2. non era una cena di san valentino;
  3. era solo una cena, con persone a cui voglio tantissimissimo bene;
  4. un'amica compie gli anni il giorno di san valentino, e io volevo farle arrivare dei fiori, e lei abita dall'altra parte del mondo, e perché glieli portassero per tempo ho implorato via mail la fiorista locale (cioè dall'altra parte del mondo), raccontandole la nostra storia, e i fiori sono arrivati; [nostra, cioè non mia e della fiorista, ma mia e dell'amica]
  5. i fioristi non consegnano quasi un cazzo tutto l'anno, l'unico giorno pieno pieno è quello di san valentino, per favore amica quando rinasci cambia giorno, ché altrimenti è un casino;
  6. i bambini mi sorprendono sempre, soprattutto per i loro caratteri già definiti quando hanno le kickers che sono la metà delle mie;
  7. i bambini mi sorprendono sempre, per come prendono in eredità l'interiorità dei genitori, tipo: madre tendente all'isteria ma raramente espressa, padre non saprei, bimbo isterico, padre tendente alla rilassatezza, madre energetica ma serena, bimbo ridanciano e sbaciucchioso (quando sarà grande, a quest'ultimo ricorderò come una sera i loro genitori, ai tempi fidanzati, si rifiutarono di baciarsi sulla bocca per la buonanotte perché io ero presente, è stata una scena che mi è rimasta un po' impressa);
  8. ho passato due giorni a giocare al pc e a fare pisolini tra le due e le tre ore, e mi sento un po' rintronata;
  9. chissà come mai;
  10. facebook mi comincia a stare veramente sul cazzo, soprattutto quando scopro che ex-moroso è andato a fare una sciata in notturna con un'amica comune che non me ne ha fatto cenno, ma che ha parlato (a me e ad altri) di quanto fosse stato figo il tutto, e avendole - tempo fa - persino detto: "puoi trombartelo!" non capisco il perché, e allora mi vengono i nervi e avrei preferito che fb non esistesse (ex-moroso è giustificato, lui ha chiamato ma io ero impegnata e non gli ho risposto e poi io ho questo brutto vizio che non richiamo mai);
  11. la mia capa sta dando segni di delirio perché a) ha apprezzato moltissimo un articolo da me scritto b) mi ha fatto pubblici complimenti per il mio lavoro c) vuole avviare un progetto che dio me ne scampi;
  12. sono pessima nelle relazioni diplomatiche e devo sempre far passare un po' di tempo se qualcuno offende la mia, seppur limitata, intelligenza, ché talvolta tiro la zappa sui piedi solo a me, talvolta rischio di tirarla sui piedi anche a poveri innocenti;
  13. tredici è la gnoccolona di house, quindi è un bel numero per chiudere.

mercoledì 11 febbraio 2009

non è che tutti i giorni è polenta

Qualche giorno fa ex-fidanza mi ha dato un passaggio fino a casa.
Ex-fidanza ha questa peculiarità di essere sempre in mega-ritardo, tranne nei casi ove io, per circostanze sfigate, abbia accumulato ritardo (mi sembro un treno, vabbè). E mi ricordo che all'inizio della nostra storia io pensavo: "dopo 20 scenate comincerà a diventare puntuale", mentre alla fine ho dovuto riconoscere che dopo 200.000 scenate avevo iniziato io ad essere perennemente in ritardo. Mai quanto lui però.

Insomma, qualche giorno fa gli intimo di passare alle sei e mezza e comunque non dopo le sette di sera, se no svengo di stanchezza, e lui si presenta alle sette e ventidue. Ora che arriviamo alla macchina, lui torna indietro per fare la pipì, io carico la mia roba, lui trova le chiavi della macchina, ci mettiamo in marcia alle otto meno un quarto. Io alle otto ceno. Di solito.

Allora gli dico: "Hai fatto tardi, è ora di cena e io ho una fame della madonna, non hai niente da mangiare in macchina?"
Lui: "No. Fermiamoci a prendere una pizza, poi la mangiamo da te".
Io: "Non posso, mi aspettano madre e sorella, mia madre avrà cucinato il mondo [per mia sorella, non per me, n.d.b.]. Va beh, provo a chiamarla".
La doverosa premessa è che mia madre adora ex-fidanza. Se io e sua moglie gli diamo del grassone, mia madre ci fulmina e gli dice: "Sei bel-lis-si-mo, non dare retta a 'sti due scorfani, la loro è solo invidia!", cioè non solo insulta me, ma anche la moglie di ex-fidanza.
Perde il lume della ragione.

Io: "Mami, cos'hai fatto stasera?".
Lei: "Involtini".
(sono in una botte de fero: ne fa, ogni volta, almeno una cinquantina)
Io: "Ne hai fatti tanti, vero?".
Lei: "Te ne abbiamo lasciato UNO".
Sono incredula. Poi però rifletto sul fatto che c'è lì anche mia sorella, che è un'aspirapolvere alimentare, mangia tutto ciò che è sotto i suoi occhi.
Io: "Mami, ma allora facciamo la solita figura di merda con ex-fidanza, che poverino è tutto solo a casa, e neppure stavolta lo invitiamo!". [episodio analogo già accaduto, ma l'avevo menata a mia madre solo dopo l'uscita di ex-fidanza, al quale poi avevo gaiamente raccontato l'accaduto e i sensi di colpa criminali di mia madre]
Seguono una serie di versi lagnosi (tipo: Ma se me l'avessi detto prima, ma se l'ho appena scoperto che è senza moglie fino a notte fonda?!?), con infine un laconico: "Digli che sarà per la prossima volta...".

Io rido a crepapelle, mentre ex-fidanza mi dà della stronza.
Ex-f: "Adesso, poverina, sarà lì a farsi menate tutta la sera, figlia degenere".
Io: "No, tra cinque minuti richiama e ti dice: oh caro, scusa! Va bene se ti faccio su due piedi un piatto di polenta?" e giù a ridere come due imbecilli. (come...)
Poi squilla il telefono, mia sorella. Secondo me col rimorso per essersi mangiata quarantotto involtini, ché spero che uno alla genitrice lo abbia lasciato. Mi dice una cosa e io vengo colta da convulsioni, a stento le dico di ripetere ché l'avrei messa in vivavoce.

"No, senti, ci chiedevamo: ti piace la polenta? Perché, se ti piacesse, la cena è rimediata!", poi avrà sentito uno scoppio di risa fino alle lacrime senza capire un cazzo del perché, e alla fine ex-fidanza che accetta.
E così ho cenato con ex-fidanza: io ho mangiato un involtino che se lo tiravo contro il muro faceva un buco, ex-fidanza la polenta (riciclata) fritta, con una tonnellata di ragù e spezzatino (lo spezzatino gliel'ho invidiato molto, eh).
Mia madre era felice assai.
Imbottito come un tacchino, l'uomo delle sette e ventidue ha lasciato la dimora.
Barcollando.

domenica 8 febbraio 2009

non capisco più

Passo una settimanaccia. Meglio dire: dieci giorni fastidiosi e amari.
Poi mi sveglio e tiro sù la testa dalle mie personali menate e vedo e leggo cose che mi fanno venire i brividi.

Leggo di medici che dovrebbero fare i poliziotti, con inevitabile conseguenze sulla salute di disgraziati.
Leggo che la nostra Costituzione è filo-sovietica e deve essere cambiata.
Leggo che una legge-lampo dovrebbe impedire ad una persona che soffre da diciassette anni di spegnersi.

Non capisco evidentemente più nulla, perché mi sembrano tutte cose assurde.

Ieri mangiavo con mia madre e mia sorella, ferventi cattoliche, a differenza della sottoscritta pecora nera. E allora ho chiesto loro cosa vorrebbero fare se finissero in uno stato vegetativo. Hanno dato la mia stessa risposta, ho chiesto loro di scriverlo per iscritto perché, nel dannatissimo caso, non voglio essere tacciata di non aver capito bene, non avere ben interpretato le parole, non avere alcuna prova riguardo la volontà dei miei congiunti. No.
Non voglio che accada.
Tuttavia, quando ho messo in tavola il tema della mia morte, di ciò che vorrei al mio funerale, le mie commensali hanno cambiato discorso, mancava solo si tappassero le orecchie e urlassero, come i bambini.
Se, come dice il Papa, "la malattia è parte della vita", non lo è a maggior ragione la morte? La morte, allo stato attuale, è certa, la malattia no.
Stasera ho sentito un'intervista dove un attempato poeta diceva che, quando lui era ragazzo, la morte era un fatto, accettabile ed accettato. Adesso non se ne può più parlare con tranquillità, sembra quasi sia un'apologia del suicidio.
No. 
La morte e la vita sono l'arrivo e la partenza. Ciò che non conosciamo sono le fermate intermedie.

Ho una stima incredibile per un uomo che, invece di seguire la via breve, prendere l'autostrada e andare in Svizzera con moglie e figlia, si è battuto, ha chiesto aiuto alle istituzioni, ha cercato una via legale in uno stato sempre meno laico dal punto di vista formale, ma sempre più laico dal punto di vista fattuale, perché non sa più cosa sia la pietà. Perché conosco, seppure per questioni infinitamente al cubo più irrilevanti, quanto sia difficile un contatto con le istituzioni, a qualsiasi livello: dall'impiegato comunale, a salire sempre più sù.
Eppure non si è scoraggiato, e questo mi sia di lezione.

Sento parlare di vita e di difesa della vita.
Ma cos'è la vita? Un cuore che batte? Un cervello che invia qualche tiepido segnale?
Per me la vita è inevitabimente associata alla dignità della persona. La dignità di un essere umano è un concetto soggettivo.
C'è chi ritiene che questa sia data dalla coscienza.
C'è chi crede sia data, oltre che dalla coscienza, dalla comunicazione, e dunque dall'interazione con altri esseri umani.
C'è chi pretende qualcosa in più, la possibilità di grattarsi la testa o mettersi le dita nel naso.

Io sono stata per tre volte in pericolo di vita, ed ero già adulta.
Ho avuto un arresto cardiaco e, a causa di due gravi insufficienze respiratorie, un fortissimo rischio di anossia, ovvero che l'ossigeno non arrivasse più ai tessuti del mio corpo. Anche se ero (abbastanza) sotto controllo, ho pensato, inesorabilmente, a ciò che avrei voluto fare in caso di coma o di stato vegetativo.
E' naturale che abbia allora riflettuto non sul valore della vita, ma su quando può dirsi che una vita, che la mia vita, abbia valore.
Da qui le mie riflessioni sulla dignità dell'essere umano.

D'istinto credo di avere più diritto di altri a esprimere un'opinione su questo tema, per l'esperienza che mi porto sulle spalle.
Poi però penso a quelle persone che accettano di vivere in condizioni, dal mio unico e soggettivo punto di vista, miserabili. E allora torna in gioco il termine soggettivo: deve essere il soggetto a decidere della propria vita, e se questi non ne ha più la possibilità, deve essere una persona che ama il soggetto come se stesso, se non di più.
Chi più di un padre o di una madre?

mercoledì 4 febbraio 2009

ripetete insieme a me: le-mac-chi-ne-han-no-i-fi-ne-stri-ni

In macchina con Casanova che mi dava un passaggio per tornare a casa.
Tentava di farmi orgogliona proprietaria di una belva.
"Sarebbe la quarta, hai presente già in tre quanta cacca producono?" e per un minuto o due è rimasto in silenzio, ma poi ci ha riprovato. La figlia, l'unica e che per altro convive con lui (ha altre decine e decine di figli sparsi nel mondo, ma tutti da donne diverse e tutti maschi), che lui adora, ha trovato 'sta cucciolina che, io già so, non sparirà più da quella casa.

Mi dice:
"Non vorrei che me lo mettessero nel culo un'altra volta", dice, con ciglio preoccupato, intendendo figlia e madre della stessa.
Gli rispondo che da sua figlia se lo fa mettere in culo ogni santa volta, con un pat-pat di commiserazione. Perché Casanova sembra un burbero, ma se la nani torna da anche solo un mese di viaggio, lo vedi che gli ride anche il. 
[no, è che 'sta parola si ripete un po' troppo spesso]

E mentre si continuava a chiacchierare vediamo il solito imbecille maschio, stavolta sui 35 anni, con donna a fianco, in coda in macchina: lui con torsione busto a gradi 90° per scaccolarsi a nostro unico beneficio.
Perché, perché, perché ai maschi non entra in testa che le macchine sono dotate di finestrini, il più delle volte chiari? Perché se fosse un problema di scaccolamento generale, allora lo farebbero anche camminando per strada. Invece no! Preferibilmente in macchina.

(credo sia superfluo aggiungere che alla mia esclamazione: "Ma che schifo! Guarda quel grettone là che si scaccola in fila!", Casanova si sia voltato con entrambi le narici occupate da dita: "Cosa? Non ho capito bene", ridendo poi per i 12 minuti successivi, finché non gli è tornato in mente l'o.d.g. al punto uno: "trovare casa per cucciola della cucciola", e ci ha riprovato)

lunedì 2 febbraio 2009

no, è che ne avrei da dire

ma c'è X-factor e quindi sono in ritiro spirituale.
[non mi fa neppure male, tra l'altro]

domenica 1 febbraio 2009

tra rabbia, tristezza, lacrimoni e disillusione

Parlo di ieri.
Una si sbatte, fa, disfa, poi niente. E' tutto inutile.
Perché chi dovrebbe dare l'autorizzazione alle riprese in un posto pubblico che niente, ma proprio niente, ha a che fare con il caso che tu e la redazione di un giornale vorreste affrontare, ti dice no.
Anzi.
Ancora peggio.
Non te lo dice neanche, lo dice e lo scrive alla persona che tu hai coinvolto nel mettere l'accento su un problema di discriminazione. E mette in cc altri due soggetti che c'entrano di striscio, e tu, che invece dovresti essere l'interlocutore, non sei neppure presa in considerazione.
E chi scrive è una persona che hai sempre stimato.
E non ti riesci a capacitare di quanto succeda, delle voci di corridoio dicono che hai esagerato con il linguaggio con cui hai sollevato il problema alla redazione del giornale.
In effetti.
Hai scritto due volte "cazzate", subito dopo "passatemi lo sproloquio" e infine "incazzatura".
Non immaginavo che nelle redazioni dei giornali ci fossero tutti principini usciti da Oxford.
Inoltre il sarcasmo usato credo risalti molto di più delle tre parole incriminate.
O forse ci sono altre ragioni, forse politiche, o forse inciuci (magari l'AD della persona che doveva dirmi "sì" è parente stretto dell'AD dell'azienda che commette discriminazione), o forse altre ancora che non riesco a capire. 
Di sicuro non riuscirò ad accettarle. Questo è un dato di fatto.
Altro che sogni e sogni, stasera sognerò che chi mi ha detto no possa essere oggetto a sua volta di una grave discriminazione. E che possa scoprire di avere un palco di corna. E che il matrimonio della figlia sia un fallimento totale, a cominciare dalla cerimonia.

[p.s. i lacrimoni sono stati solo 5. Love Story me ne procura molti di più, ma almeno non mi fa rabbia]
[tristezza e disillusione quelle invece sì che me le procura]
[dopo attenta analisi grammaticale con la solita amica psicologa che quando mai gliel'ho chiesto, che mi ha cassato la mail alla signora di certo cornuta già scritta e pronta, ho dovuto rifare un sacco di lavoro. Ci ho messo solo tre ore, di cui un paio passate attraverso il processo "sintesi"]
[la sintesi ha solo allungato la mail in un paio di punti]
[mi rendo conto che potrei andare avanti così, a parlare per parentesi quadre, tre ore, ma forse è il caso che mi fermi]

giovedì 29 gennaio 2009

forse diciassette

Stasera tornavo a casa, ero in macchina.
Ero stanca e pure incazzata perché, per un contrattempo di lavoro, sono arrivata tardi a scherma e non ho neanche messo la divisa, ché ormai era quasi ora di chiudere baracca e burattini.
Poi mi sono fermata a un semaforo.
Ho visto delle signore sulla cinquantina che attraversavano a passo celere, ché quella non è una zona bellissima quando cala il buio. Affrettavano il passo per stare vicino all'individuo che avevano davanti. Fermi, davanti alla stazione della metro a qualche metro da loro, due ragazzi dalla pelle mulatta, e allora ho pensato che forse le signore avevano paura di essere aggredite, perché sembra che per motivi elettorali o giornalistici, tanti abbiano interesse a farci vivere nella paura per qualcosa.

Cazzo, ho divagato.
Sempre vicino alla stazione della metro, c'era questo ragazzo alto e magro, che scriveva con il cellulare. Biondino, i capelli scompigliati e incerati. Non ne vedevo la faccia.
Di punto in bianco ha cambiato idea, ed ha attraversato di corsa le strisce pedonali davanti a me.

Allora ho visto il suo viso.
Dei bei lineamenti, puliti ma non ancora definiti.
Due occhi ancora alla ricerca di un senso.
Potrà aver avuto diciassette anni.

Diciassette.
Ingenuità e desiderio di sembrare scaltro.
Insicurezza e voglia di apparire sicuro.
Sogni e ambizione di avere già le idee chiare per la vita futura.

A diciassette non puoi firmare le gustificazioni, non puoi votare, non puoi avere la patente.
Ma hai questa molla di arrivare poco più in là, toccare il muro del suono dei diciotto e fare tantissime cose. Ma non puoi sapere che cambia poco. Che, se sarai fortunato, porterai ingenuità, sogni e insicurezza ancora con te, per molti, molti anni.

[mmm. Ingenua ancora sì, talvolta, ma sì, fondamentalmente perché credo troppo nella buona fede altrui. Insicura quasi mai, e nel caso la dò a bere con facilità. Sogni sì, sogni tanti, sogni a miliardi. Sogno così tanto che mi immedesimo nella situazione sognata, e parlo come una deficiente allo specchio. Prima o poi qualcuno mi beccherà e mi porterà in psichiatria, ma bisogna rischiare. D'altronde anche mia zia, novella novantaquattrenne, sogna che la sua badante si rompa una gamba e si levi dai coglioni, così che non le venga più detto alle nove di sera "d'andà a letto, come la galline, ma ti pare?". Forse è genetico]


mercoledì 28 gennaio 2009

lapalissiano

Certo che se uno di giorno lavora poco, poi spesso (spesso nel mio caso, caso in cui mi riduco sempre agli ultimi termini in fatto di scadenze) gli tocca lavorare di notte. 
Ta-dah, come diceva SuperPippo, eccomi qua a tirare madonne alla mia capa (che mi manda in allegato documenti che non leggo se non nel momento stesso in cui devo inserirli a destra o a manca, che altro non sono che copia-incolla da siti. Minchia. Ma mandami i link! Che almeno so con certezza che non posso usarli per smazzarmi una parte importante di lavoro! Domani la ribalto. Non pesasse 200 kg, 'azz. Ecco, non posso neppure togliermi una piccola soddisfazione) e a fare da scribacchina formattatrice.

Credevo oramai di essere giunta nell'Olimpo di Coloro per cui la Formattazione è una Gran Cazzata.
Mi sbagliavo. [strano]
Io vorrei sapere da dove è uscito 'sto "style93" che mi va a sputtanare lavoro di ore, poi clicco il tasto "undo" e swammm, scompare tutto ciò scritto nelle ultime due ore. Poi, tremolante, clicco il tasto "redo", e nove volte su dieci ricompare tutto. Però ogni volta credo di essere Christopher Walken ne "Il Cacciatore" (cielo, che bello quel film, devo assolutamente ritrovarlo in altra forma diversa dalle VHS), che se non ricordo male era quello con la pallottola.

Inizio a fantasticare su Morgan.
Forse ho bisogno di un aiuto.
Ho lavorato coi Notturni di Chopin in sottofondo, forse le due cose sono correlate.
Cioè notturni=letto, morgan=sesso, => notti sognate a fare sesso con Morgan, anziché passate a lavorare.
Ma vaffanculo.
(ce l'ho col lavoro, in generale, non con Morgan)

Serataccia.
Uh, se è una serataccia.

martedì 27 gennaio 2009

è più forte di me



E' più forte di me, tutto il giorno che la canto.
Io, se trovassi un uomo che cantasse così, potrei tralasciare persino i denti storti.

[per i detrattori di x-factor: ognuno ha le sue piccole fissazioni. La musica è una delle mie. E mi ricordo la versione di Jim Diamond. Di solito gli originali sono meglio. Ma qui, signori, a mio modestissimo parere si arriva allo stesso livello di bravura canora, con più emozione]

[sarà il caso che mi rimetta a lavorare: post compilato in un'ora, non capisco proprio perché quando una, invece di lavorare, si fa i cazzi suoi, debba essere sempre interrotta da colleghi vari, mah.]

lunedì 26 gennaio 2009

the power della rabbia (non la malattia, lo stato d'animo)

Giovedì mi hanno detto una cosa che ho creduto errata.
Era TROPPO ingiusta nei confronti dei diritti di persone con oggettive difficoltà.
Venerdì la persona che mi ha comunicato la notizia ("Ma avrai capito male, cazzo, dai!") mi ha inoltrato una mail. Notizia confermata. Per iscritto. Dalla società, una signora società con la quale tutti abbiamo a che fare, che calpesta i diritti delle persone.

Io potrei essere una persona in difficoltà.
Io stessa.
E mi è salita una rabbia furibonda. Ho scritto una mail.
Ieri sera l'ho inviata a chi si occupa di ingiustizie varie.

Stamani una telefonata.
"Buongiorno, sono A. della redazione di XYZ. Abbiamo letto la sua mail. Vorremmo realizzare un servizio."
La giornata è cominciata bene, e ho sorriso.

[magari non servirà a cambiare lo stato delle cose, ma forse potrà far riflettere qualcuno, fosse anche una persona sola in questo sgangherato stivale. Mi basterà. Forse]

domenica 25 gennaio 2009

piccole sfighe dalle grandi spese

  1. Ieri sera, lemme lemme, vado in bagno a sciacquarmi il viso, appoggio gli occhiali sul lavandino, mi sciacquo e asciugo, riprendo gli occhiali e mi rimane in mano la stanghetta, mentre il resto cade nel lavandino. Mi sono sentita un po' cartone animato, un po' Fantozzi. Penso: "Merda! La vitina della stanghetta sarà scesa giù per lo scarico!". Seee, magari. Si è proprio rotta la cerniera. Montatura da buttare. Rifaccio gli occhiali ex-novo o cerco con il lanternino la stessa identica montatura? Un quesito troppo complesso per una mente semplice come la mia.
  2. Vedo un'amica che lavora vicino a un negozio della vodafone, e mi decido per darle la delega per ritirare il premio della raccolta punti, visto che il telefonino che non si accendeva più a capodanno ora un po' si accende e un po' no, si fa insomma anarchicamente i cazzi suoi. Ci rinuncio. Sono 25 giorni che uso il telefonino antecedente, di anni 4 e rotti, e ora mi sono rotta, sono abituata a tenere 678.000 sms in memoria, non solo 200 (ah, io ho questa mania per la quale non cancello mai gli sms dai telefonini che abbandono nei cassetti, perché obsoleti o zoppicanti, ognuno ha le proprie deviazioni, eh). Quindi le dò la delega,una fotocopia della carta d'identità e la carta di credito, perché ho bisogno di avere 1300 punti di anticipo e vodafone, che non si fida, pretende la strisciata della carta di credito.
  3. Con astuzia faccio il seguente ragionamento. Occhiali = costo. Contanti = 20 euri scarsi. Bancomat = carta di credito. Ritiro soldi in banca = impensabile. Mi ci vorrebbe un mese di ferie, un po' per i tempi e un po' per il consueto litigio con l'impiegato rincoglionito di turno (ce n'è uno per turno, ma stai certo che me lo becco io di sicuro) da cui necessito 29 giorni di riposo assoluto.
Avevo pensato di aprire una raccolta fondi, ma poi ho dirottato su mia madre (figlia bambocciona che non sono altro).
"Mami devo pagarmi gli occhiali, mi fai un prestito?".
Lei: "Ah, massimo 150 euri, di più non ho!". [mente, lo so]
Io: "Mami, se mi prestassi il bancomat?".
Lei: "Giusto. Non ci avevo pensato. Poi me li ridai, eh?".

[racconto queste facezie per non essere costretta a raccontare di un'ordine fatto via internet (sì, quello fatto mentre guardavo X-factor, ma i dati alla fine erano giusti, sgrunt), per cui se non voglio perdere euri 224 mi tocca andare in posta, con consueto sclero per i tempi di attesa, usare di nuovo il bancomat materno per rispedire il pacco indietro e aprire una formale richiesta di sostituzione della merce: ho chiaramente il magone da bocca all'ingiù]

giovedì 22 gennaio 2009

bastard inside - come dimostrare alla tua capa che hai lo sguardo lungo in tema di stronzaggine

Sicché si stava disquisendo di una collaboratrice che era venuta a lavorare da noi per un mesetto.
Poi dall'otto dicembre è letteralmente scomparsa. Ha risposto ad una sola telefonata, di un'altra collaboratrice con cui lavorava in tandem, e ha detto che aspettava di essere chiamata dalla mia capa. Il fatto è che non aveva ancora finito il lavoro.

La mia capa prova a chiamarla, ma niente.
Segretaria e collaboratori la chiamano e la smssano. Niente.

Siccome che fosse una stronza l'avevo capito dal primo incontro, siccome una volta ho lanciato il suo basco a mo' di freesbee perché era posto sulla mia scrivania anziché sull'appendiabiti, per dire come mi fosse simpatica, mi ero rotta i coglioni di sentire la capa e la segretaria che continuavano a dire: "Deve essere successo qualcosa di gravissimo!", "Sarà mica morta?", "Ma vuoi che i parenti lascino il suo cellulare acceso senza avvertire del decesso?", e cose ottimistiche così, mi sono fatta dare il suo numero di cellulare e l'ho chiamata dal mio cellulare, il cui numero non conosceva.
Questa si chiama Elena o Elisa, una roba così.

"Pronto?"
"Pronto, Susanna?"
"...eeeh, no."
"Non parlo con Susanna Laurenti?!"
"No, credo abbia sbagliato numero."
"Oh, scusi, buonasera."

Mi volto e vedo gli occhi fuori dalle orbite di capa e segretaria.
"E' in vita, mi sembrava pimpante e in un ambiente di lavoro. Ha cambiato lavoro, probabilmente, ma siccome è una vera stronza non ha avuto né il coraggio né la buona educazione per avvertirvi. E' tutto."
Mi rimetto al lavoro. Dopo un intero minuto di incredibile silenzio la capa mi si avvicina e mi dice:
"Ma tu sei diabolica. A me non sarebbe mai venuto in mente di fare una cosa così...".
"Per forza, tu non dovevi dimostrare che quella è una stronza leccaculo, e per dimostrarlo era necessario essere un po' estrosa".

La voce si è diffusa e tutti mi dicevano: "Quella stronza ci ha preso per il culo!" e io gongolavo di brutto.

Per una che ha passato l'adolescenza a chiamare anonimamente la gente, soprattutto i maschi che mi piacevano, un gioco da ragazze.
[addirittura nel telefono a rotelle grigio svitavo la parte inferiore e staccavo il microfono, per dire. Sottolineo che quel telefono esiste ancora. Si sa mai...]

mercoledì 21 gennaio 2009

genitori e figli e sensi di colpa (mi sa che è noioso, perché è un'altra riflessione)

Premessa.
Probabilmente avevo fumato più del dovuto.

Svolgimento.
Mentre ieri notte mi lavavo i denti, mi è venuto alla mente un battibecco che avevo avuto con mia madre.
Pare che i genitori non siano immortali.
E allora ho pensato: ma poi, quando ci siamo salutate, ci siamo salutate bene o male? E per fortuna mi è venuto in mente che ci eravamo salutate bene.
Che poi se mia madre è incazzata, è uguale a me: basta darle un po' di fastidio (tipo scompigliarle i capelli o baciarle la cucuzza), che le vien da ridere e le passa l'incazzatura. 
E allora ho deciso che non saluterò più mia madre da incazzata, anche se mi fa saltare i nervi (come stamani).

Epilogo.
Con lei è facile.
Con mia sorella è molto più difficile. 
Però conto che sia lei a seppellirmi, così al limite i sensi di colpa sono suoi.

domenica 18 gennaio 2009

come due aragoste

E' che in linea di massima uno non cerca solo l'amore.
Uno cerca un amore che possa durare.
I più ottimisti addirittura un amore che possa durare per sempre.
Ma.

Verso Natale due coppie di amici di mia sorella si sono separate. Coppie che stavano insieme da anni e anni, con figli, con un'età sopra i quaranta. 
Voglio dire: non un colpo di testa da ragazzini, no. 
Scelte, immagino, ponderate, maturate, sofferenti.
Io conosco tre persone che si sono separate e, per le due con cui ho avuto maggiori contatti, posso dire che il percorso di ricostruzione del proprio sé e il ritorno della fiducia nella coppia, ovvero nell'amore, è (stato) difficile e pieno di ostacoli insidiosi.
Basta un'alzata di sopracciglia in più del compagno seguente affiché tutto sia messo in discussione.

Se è stato difficile per me riprendere in considerazione una qualsiasi forma di vita sentimentale, dopo la rottura con ex-fidanza (e i sensi di colpa, e la fatica di mettere in piedi un'amicizia con lui, e la paura che potesse rimanere deluso se avesse saputo di mie storielle senza capo né coda, e la difficoltà nel trovare una persona con cui passare bene il tempo - al di là dell'amore -, e il gruppo compatto e unito di amici in cui entrambi ancora ci trovavamo), posso solo vagamente immaginare come possa essere dura ricominciare con una separazione o un divorzio alle spalle.

Questo weekend è stato complicato.
Due storie, con protagonisti due reduci da divorzio, però storie ben avviate, che lasciavano presagire "le due aragoste", hanno cozzato contro ostacoli altissimi.
Non insormontabili, eh.
Altissimi.
A imparare a scalare si fa sempre in tempo (beh, prima dei settanta è meglio).

E io sono un po' cinica e nel per sempre faccio davvero fatica a crederci, però quando sento la storia de "le due aragoste" ci credo un po' di più.




venerdì 16 gennaio 2009

un fiocco di neve che cade lieve

Avrei avuto un sacco di cose da scrivere stasera, ma eventi eccezionali mi costringono a essere estremamente sintetica.
E dunque:
  1. mai sfidarmi, ché qualche volta perdo, ma è raro [tranne nello sport, avrei potuto sciare come Alberto Tomba il Menato (ma quanto doveva esseregrosso il russo?!), e comunque arrivare ultima ai campionati locali dell'Abetone];
  2. l'amore è una cosa complicata, molto complicata, e dopo i 30 anni diventa complicatisssima;
  3. l'ecografia morfologica della mia amica delle elementari, quella che vive non lontano da qui ma pur sempre in un'altra città, è andata molto bene, orecchie a sventola a parte, e questa notizia è stata come.
(vedi titolo)

martedì 13 gennaio 2009

ho capito che

Ex-moroso è un po' testa di cazzo, ma soprattutto è innamorato.
Di quella sbagliata, che più sbagliata non si può.
Cazzo.

[no, no, non è una valutazione da ex-morosa invidiosa o gelosa, è un dato obiettivo: spiegare per bene la situazione in cui si trova a 300 persone, provocherebbe un 297 "sì, hai ragione", e 3 indecisi. Teste di cazzo totali]

[il che non gli impedisce di farmi bella mostra del suo uccello, ma stasera anche no, grazie, ché sono un po' delusa, un po' incazzata, un po' impotente. Io, lui con me mai]

lunedì 12 gennaio 2009

trentamila perché

Perché mi sono accorta solo per caso che delle anime buone mi hanno fatto arrivare a trentamila accessi? Perché trentamila sono tanti, quasi come l'intera popolazione della mia ridente e ghiacciata cittadina. Anzi, mi sorge un legittimo dubbio, forse questo è un blogghettino molto locale e lo leggono soltanto i miei concittadini. Tranne il sindaco, che è un gran pezzo di merda. Cioè fanno un accesso a testa e poi basta, ché poi si stufano. Cazzo. Tra poco il contatore si ferma.

Perché ex-moroso si comporta da testa di cazzo? Non con me, eh. Se no appeso al muro. All'istante. Tuttavia, anche se non con me, non escludo la possibilità di attaccarlo comunque al muro prestissimo, quando lo vedo. Se lo meriterebbe, eccome. Senza di me diventa una testa di cazzo, ma io mica posso fargli da balia a vita, sant'iddio!  Ormai persino lui voterebbe per il Senato, è grande! 

Perché ho cominciato a guardare Wall-e cinque minuti prima di essere colta da abbiocco fulminante e poi ho ripreso a vederlo esattamente dieci minuti prima che il telefono mi desse la sveglia per X-Factor? Cioè, peccato interromperlo due volte ma X-Factor è troppo bello, perché mi fa cantare, e questo mi sa che rende felicissimo il mio condomino di sopra, che dorme esattamente nella stanza sopra qui. Uh, "Wish you were here" (heaven from hell, blue skies from pain...), prima vacanza in montagna col primo ventenne fidanzato, prima dormita con un uomo che amavo, primo passetto di vita da coppia. Ma merda. Come si fa a non adorare questo programma? 

[stenderò un pietoso velo sul fatto che, mentre guardavo questa cosa qui, ho dovuto rifare un ordine via internet quattro, ripeto, quattro volte, neanche avessi un neurone solo, e pure influenzato. No, no, sono certa siano almeno due. Chiacchierano. Li sento. Ho detto un'altra cazzata: mentre tentavo di finire il penultimo schema del giochino del cazzo, parlavo da sola. E mi è venuto, se no ciao. Quindi forse ho veramente un solo neurone che si lamenta dell'influenza. Che io non ho, tié!]

no, è che ho avuto tre malattie

  1. La mio fisioterapista mi ha lasciato il suo iPod touch da craccare (ma missione fallita perché, per il momento, è incraccabile), e tutti diranno: eeeeeeeeeh, l'iPod touch, sai che novità. Ma per una sempliciotta come me, che non si concede tali lussi, era sì una novità, soprattutto questo, perché c'aveva pure il wi-fi, tanto che, piuttosto che no, ieri notte, ed era tardissimo, ho dovuto necessariamente navigare una mezz'oretta ché se no mica ero felice. Cioè magari mi sarei svegliata un po' più riposata, ma infelice, mentre così mi sono svegliata poco riposata e felice medio;
  2. Fishdom, uno di quei cazzo di giochini online odiosi che infatti vengono da un sito che come motto ha (dall'acronimo ne deriva il titolo) "faccio l'ultima e poi smetto". Infatti. Ma ieri ho finito il livello impossibile (il penultimo aggratisse), quindi per un po' sono tranquilla;
  3. il pomeriggio con gli amici, cioè due, che neppure fossero stati d'accordo, mentre una andava via, l'altro è arrivato. E con la prima ho fatto un chiacchierino di quattro ore e mezza (minchia! eppure devo essermi dimenticata qualcosa da chiederle), e con l'altro ho cercato di 1. convincerlo a comprare un Apple 2. festeggiare in maniera un po' gagliarda il prossimo importante compleanno, quei compleanni che insomma segnano una svolta, e stanno lì a dirti: veh che non sei mica più adolesc ente, neh? Ma tanto chi li sta ad ascoltare. Stronzi!
No, ecco, per fortuna di malattie vere nessuna, a parte le croniche.
Fiu.

giovedì 8 gennaio 2009

mi gira garbatamente il cazzo che abbia smesso di nevicare

[è che non volevo scrivere un titolo troppo volgare, ma neppure mistificare il mio funereo stato d'animo, perché dalla finestra vedo un prato ricoperto di neve a bitorzoloni, e non mi garba, vorrei vedere dei fiocconi grossi e leggeri che riparano il danno della pioggia pomeridiana e livellano di nuovo tutto]
[pioveranno anche insulti, lo so]
[reagirò]

martedì 6 gennaio 2009

crisi settore auto e anche del tasto sinistro del portatile, stra-maledizione

Leggo di uno che si è suicidato perché ha perso quattrocento milioni in borsa.
Quattrocento milioni di euri. [precisazione per chi, come me, ha più vissuto nel periodo liresco piuttosto che in quello euresco]
Per altro era un crucco che era stato il 36° uomo più ricco del mondo.
E già uno dice: stica. Ma non gli saranno rimasti due spiccioli per condurre una vita da vecchio decente? Un due o tre milioni di euro?
Comunque è scritto che ha perso così tanto per aver scommesso sul crollo della Volkswagen. Presumo che quelli della Volkswagen, leggendo la notizia, si saranno tutti toccati i testicoli.

Naturalmente non era di questo che volevo parlare.
Anno nuovo, crisi nuova. Nei due mesi passati la tv ha fatto vedere immagini di migliaia di auto ferme nei porti, nei magazzini, persino in qualche soffitta molto grande. Produzione sospesa, operai senza lavoro, macchine invendute.
Va male, non va bene.

Tuttavia.
Per chi deve cambiare macchina da tempo immemorabile, il pensiero va all'unica legge dell'economia che sa: si alza la domanda, si alza il prezzo, si abbassa la domanda, si abbassa il prezzo.
Col cazzo.
Le auto che sto tenendo sotto osservazione non si sono abbassate neppure per raccogliere una loro candela. Offerte speciali tipo: auto più assicurazione pagata per tre anni! Niente. Auto più bici ecologica! Niente. Auto più un figo per una notte di passione! Niente.

Io non so mica se quelli delle case automobilistiche sappiano molto di marketing per il popolino. Forse pensano che sia da fighi tenere i prezzi immutati, anche a costo di fallire.
Mah, sono un po' perplessa.

[per la rottura del tasto sinistro sono stata furbissima: ho detto al portatile che ero mancina, così posso usare quello di destra, anche se la sinistra mi piace, nonostante tutto, comunque di più]

domenica 4 gennaio 2009

mi circondo delle più svariate persone

Ho avuto questa illuminazione quando mi sono trovata a parlare dell'esistenza di Dio con la ex-collega che oggi è passata a trovarmi. Lei mi suggeriva di provare a fare il percorso inverso rispetto a quello da me seguito (credente - agnostica - atea), e io le rispondevo: "Ma è come se tu mi chiedessi di considerare l'ipotesi che la papera Trudi (di cui non riesco a liberarmi) la sera, mentre dormo, scende giù dalla libreria e si mette a ballare il tip-tap". [sì, le metafore dozzinali sono il mio forte]

E allora ho pensato: ma da quando in qua io discuto dell'esistenza di Dio con una persona che so essere credente, praticante e pure andata anni fa in Canada a vedere GP II? E' assurdo!
E invece poi, pensandoci un po' meglio, ho pensato che non è assurdo, è una ricchezza in più. In fondo lei mi apre gli occhi su relazioni con uomini che cominciano con un "Abbiamo parlato fitto fitto quasi dieci minuti", mentre io le illustro le positive caratteristiche del tiaccacì sull'andamento della mia insonnia.

Certo, sono costretta a sorbirmi racconti di eventi che per lei sono emozionanti fino al centro dell'anima, mentre io li vedo come semplice suggestione collettiva data dal desiderio di farsi emozionare da qualcosa. Però anche questa lettura dello stesso evento, mi poace. Così radicalmente opposta.

Eppure io e lei ci siamo incontrate, io col mio linguaggio da scaricatore di porto, lei con i capelli sempre in ordine e il suo abbigliamento da sciuretta (= signora). Ci siamo incontrate e ci siamo piaciute. Le voglio bene, benché ogni volta che devo incontrarla mi viene male, ché mi passa due ore a parlare di suoi colleghi che io, per una buona metà, non conosco più, e di quanto si senta poco apprezzata per il suo lavoro. E tuttavia le voglio bene. Forse perché le sono ancora riconoscente di quei primi giorni in cui ero spaesata come lo smemorato di Collegno, e lei fu davvero gentile. Le sono riconoscente da così tanto tempo? No. Ci deve essere dell'altro.

Credo sia la ricerca di personalità diverse, per una che è cresciuta in un gruppo dalla scorza dura dove tutti, a parte in campo politico, ragionavamo allo stesso modo.
E ora, che ne ho la possibilità, cerco i più svariati caratteri.
E mi sento più ricca.

(tra l'altro sono pure ricca di cioccolato, perché la mia collega mi ha portato la calza della befana. A me, ovviamente, non è neanche passato per l'anticamera del cervello]

venerdì 2 gennaio 2009

no, è che mi è venuto in mente qualcosa per l'acquario (quello senza pesci o, al limite, solo uno, ma che non nuota normalmente nell'acqua)

Amici del segno dell'Acquario!
Tutti gli astrologi nell'ultimo mese vi hanno fracassato i coglioni col fatto che è il vostro anno, mentre i maschi della categoria si toccavano mentre le femmine tentavano di toccare le sfere del vicino?
Avete fatto bene!
Non credete MAI a 'ste cagate!
Fidatevi!

[2008: anno del Toro. Toh, come me. Ma io non ci credo, non ci cred..., non ci cre..., non ci cr..., non ci c... Ma se sbagliassi? Errore più funesto fu mai fatto? Spese straordinarie enormi, salute caccolosa, amore lassa perde, manca qualcosa? Sì, ma ho già scritto abbastanza]

Resistete ad Astra, che la Forza sia con voi!